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Fibromi uterini, che scocciatura
La donna li scopre a 34 anni

La ricerca

Si può convivere con questo disturbo, la chirurgia radicale non sempre è necessaria. Un farmaco riduce il sanguinamento e le dimensioni del cono, in modo da preservare la capacità riproduttiva
I fibromi dell'utero sono i più diffusi ospiti del tratto genitale femminile nelle donne dai  trent'anni in poi
I fibromi dell'utero sono i più diffusi ospiti del tratto genitale femminile nelle donne dai trent'anni in poi

Milano, 6 giugno 2012 - Fibromi uterini, una parola che evoca problemi a ogni donna, e agita lo spettro della isterectomia. Ma l'operazione non sempre è necessaria, e ogni donna può ricevere un trattamento personalizzato. Si è parlato di questo nel corso di un incontro promosso da Gedeon Richter, che ha visto la partecipazione di Nicoletta Biglia - professore associato di Ginecologia e Ostetricia all'Università di Torino, e di Antonio Maiorana , ginecologo, dirigente medico presso l'Ospedale Civico di Palermo, intervenuti per discutere di epidemiologia dei fibromi di terapie innovative più innovative, di cui ulipristal acetato è un esempio.

I fibromi, detti anche leiomiomi o miomi, sono i più diffusi ospiti del tratto genitale femminile per le donne in età fertile, associati a un'alterazione dell'equilibrio ormonale. Interessano fino al 40% della popolazione femminile di età compresa tra i 35 e i 55 anni, tra cui 24 milioni di donne nell'Unione Europea e 20 milioni in Nord America. Non si conoscono le cause dell'insorgenza dei fibromi uterini. Tra i fattori di rischio la storia familiare: sono ad alto rischio di sviluppare un fibroma le donne con madre o sorella che hanno sofferto di tale patologia. Inoltre è documentata un'incidenza più elevata di fibromi uterini tra le donne di razza nera rispetto a quelle di razza bianca. Numerosi studi hanno dimostrato che la gravidanza e il parto hanno un effetto protettivo e possono ridurre il rischio per una donna di sviluppare fibromi uterini. L'obesità è un fattore predisponente

Diagnosi. I fibromi uterini vengono diagnosticati attraverso esame pelvico o ecografia transvaginale, eseguiti dal ginecologo (vedi illustrazione sopra). Quali sono i più comuni sintomi? Circa il 50% delle donne con fibroma uterino non presenta sintomi gravi tali da richiedere un trattamento. Nel restante 50% che ne necessita, al contrario, i fibromi possono incidere notevolmente sulla qualità di vita. I sintomi principali sono rappresentati da: eccessivo sanguinamento dell'utero, forti emorragie mestruali, anemia, dolore addominale e senso di pressione, aumentata frequenza delle minzioni e infertilità. I fibromi uterini sono causa frequente di un peggioramento significativo della qualità di vita.9,10 In particolare, il sanguinamento mestruale abbondante è uno dei sintomi dei fibromi maggiormente invalidante, con implicazioni sullo stato di salute, ma anche di natura sociale ed economica (come ad esempio più bassi tassi di occupazione, maggiore assenza dal lavoro e perdita di guadagno per le donne che soffrono di abbondanti sanguinamenti mestruali).

La scelta del trattamento dipende dai sintomi, dall'età della paziente e dall'eventuale desiderio di gravidanze e di evitare l'intervento chirurgico, soprattutto l'isterectomia. Il trattamento medico dei fibromi uterini è finalizzato al controllo dei sintomi, come il contenimento del sanguinamento uterino o la riduzione del volume del fibroma stesso. La principale terapia dei fibromi uterini è ancora oggi rappresentata dal trattamento chirurgico: miomectomia, embolizzazione dell'arteria uterina (procedura meno frequente) e isterectomia, la forma di trattamento più invasiva.

Terapia chirurgica e mini-invasiva. I fibromi rappresentano ancora oggi la principale causa di isterectomia (rimozione dell'utero). Sebbene l'isterectomia risolva definitivamente la sintomatologia nelle donne affette da fibromi, essa non consente di preservare l'utero e, nelle donne più giovani, compromette quindi la fertilità della paziente. Inoltre, durante l'intervento, vi può essere la necessità di ricorrere a trasfusioni di sangue, e, dopo l'intervento, possono insorgere delle complicanze post-operatorie. Altri interventi chirurgici invasivi includono la miomectomia e l'embolizzazione dell'arteria uterina.

Miomectomia: con questa tipologia di intervento il chirurgo asporta il fibroma conservando l'utero. Con la miomectomia c'è un rischio di recidiva del fibroma così come pure la possibilità d'insorgenza di nuovi fibromi in una fase successiva.

Embolizzazione dell'arteria uterina: durante l'intervento piccole particelle vengono iniettate nelle arterie uterine, determinandone l'occlusione, che comporta una riduzione del fibroma. Questa tecnica, eseguita da un radiologo interventista, si è dimostrata efficace nel ridurre i fibromi e limitarne i sintomi. Non è comunque esclusa la possibilità che i fibromi aumentino nuovamente di volume in una fase successiva.

Tra le terapie mediche pre-operatorie per il trattamento dei fibromi uterini sintomatici, gli agonisti dell'ormone favorente il rilascio di gonadotropine (GnRH) hanno dimostrato di essere efficaci, ma il loro utilizzo è limitato a causa dei significativi effetti collaterali (vampate, demineralizzazione ossea, secchezza vaginale). Una recente alternativa terapeutica è rappresentata dai modulatori selettivi del recettore del progesterone (SPRMs), con trattamento della durata di 3 mesi, che hanno dimostrato di alleviare i sintomi correlati alla presenza di fibromi uterini e di ridurne il volume, presentando un miglior profilo per quanto riguarda gli effetti collaterali.

Agonisti dell'ormone favorente il rilascio di gonadotropine (GnRH): questa classe di farmaci per la terapia ormonale dei fibromi uterini, è stata approvata per la prima volta nel 1995 e agisce inducendo un abbassamento dei livelli di estrogeni e progesterone tale da provocare nella donna uno stato di menopausa temporanea. Gli agonisti di GnRH sono efficaci per il trattamento dei fibromi in quanto in grado di produrre l'interruzione del ciclo mestruale con un miglioramento dell'anemia e una diminuzione delle dimensioni del fibroma. Tuttavia gli agonisti del GnRH producono significativi effetti collaterali derivanti dall'ipoestrogenismo, e incidono nel lungo periodo sulla densità ossea; pertanto il trattamento con questi farmaci non può superare i 6 mesi.

Modulatore selettivo del recettore del progesterone (SPRM): i modulatori selettivi del recettore del progesterone (SPRMs) sono una nuova classe di molecole che hanno dimostrato, in studi recenti, di essere molto rapidi ed efficaci nel controllo del sanguinamento e nella riduzione del volume dei fibromi e dell'utero, con un miglior profilo di tollerabilità rispetto agli agonisti del GnRH. I dati pubblicati nel febbraio 2012 sul New England Journal of Medicine, hanno dimostrato la sicurezza e l'efficacia di ulipristal acetato, un modulatore selettivo del recettore del progesterone, somministrato per un periodo di 3 mesi. Ulipristal acetato compresse ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio il 23 febbraio 2012 e rappresenta il primo modulatore disponibile per il trattamento pre-operatorio di sintomi da moderati a gravi di fibromi uterini, in donne adulte in età fertile. Il trattamento può durare fino a 3 mesi. Ulipristal acetato è in commercio in diversi paesi dell'Unione Europea ma non è ancora disponibile in Italia. Ha un'azione di blocco reversibile dei recettori progestinici presenti nei tessuti bersaglio, quali ipotalamo, ipofisi, endometrio e tessuto fibromatoso. Si riducono le dimensioni del fibroma mediante inibizione della proliferazione cellulare e induzione di apoptosi (fine ciclo di vita cellulare) delle cellule miomatose; sull'endometrio, rapido controllo del sanguinamento; sull'asse ipotalamo-ipofisi, riduce l'entità del flusso mestruale mediante inibizione dell'ovulazione, mantenendo nel contempo livelli di estradiolo fisiologici. Per le pazienti non sottoposte a intervento chirurgico, la riduzione del volume del fibroma si è mantenuta fino a 6 mesi dopo l'interruzione del trattamento.

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