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Speciale Sanremo 2008

PILLOLE DALL'ARISTON

La musica italiana non è quella del festival, purtroppo

La serata con i superospiti è sembrata bella, ma penalizzante per i giovani, che hanno cantato distanti fra loro ore e ore e qualcuno in piena notte. Resta una domanda: la presenza di Leona Lewis era indispensabile?

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Riccardo Jannello Bologna, 1 marzo 2008 - Ci sono mille letture dell'auditel, che non sono solo quelle semplici del “il programma ha fatto tot spettatori e tot share” che tutti riescono a intendere. Ma ci sono le fasce di sovrapposizione, le fasce di età, le fasce pubblicitarie eccetera eccetera. E come spesso accade, quando non c'è un vinto e un vincitore il pateracchio è presto fatto. In questo caso, che Sanremo abbia sopravanzato i Cesaroni di qualche punto e quarantamila spettatori o che l'abbia avuto a pari è comunque una sconfitta cocente. Peccato, perché la serata era sembrata anche bella, se pensiamo ai superospiti, ma riprovevole se pensiamo ai giovani, che hanno cantato distanti fra loro ore e ore e qualcuno in piena notte. E così i Milagro, gli ultimi a cantare, sono stati troppo penalizzati, e i Sonhora, i primi a esibirsi, troppo premiati. Una vittoria, la loro, tanto per non nascondere il braccio, non troppo limpida, anche perché il brano non era forse il migliore di quelli presentati...

 

La musica italiana non è quella di Sanremo, o almeno non quella in gara a Sanremo. Non l'hanno dimostrato solo i superospiti (e si può comunque allargare la fascia a tanti che non erano presenti né in quella veste né come cantanti, un nome per tutti Ivano Fossati, il cui ultimo brano, “L'amore trasparente”, è di una bellezza, per fare rima, sconvolgente), ma un personaggio schivo e quasi antitelevisivo come Nicola Piovani. Il compositore premio Oscar per “La vita è bella” si è messo al suo piano senza cerimonie e senza lustrini e ha sciorinato tra brani che dimostrano come certa melodia italiana non meriti di perdere con “I Cesaroni”.

 

A questo punto che cosa si può dimostrare con la presenza di Leona Lewis? Bellissima, giovanissima, bravina... Siamo sicuri che era indispensabile per il Festival la sua presenza? O era più un aiuto “trasversale” a Simona Ventura che sta per partire con “X Factor”, la stessa trasmissione che ha trasformato in Inghilterra una cameriera nella nuova divina (ma quante ce ne sono...) della musica pop internazionale? Domande che ci si pongono in tutta tranquillità, senza polemiche, ma alle quali bisogna dare risposta se si vuole uscire dalle pastoie di un Sanremo forse non più adeguato ai tempi.

di Riccardo Jannello










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