Il regista americano torna sul grande schermo con un'inchiesta sul sistema sanitario americano, in cui a comandare sono le assicurazioni, che hanno come unico interesse, ovviamente, il profitto
Milano, 22 agosto 2007 - Quando scorrono i titoli di coda di "Sicko", il nuovo film di Michael Moore, ciò che resta impresso è il viso stupito, quasi incredulo, del regista americano di fronte alle risposte dei cittadini canadesi, inglesi, francesi, cubani.
"Ovvio, noi non paghiamo niente per operazioni, interventi al pronto soccorso, visite mediche, cure, soprattutto per le malattie gravi", spiegano ingenuamente al regista americano. Quella risposta, a volte accompagnata da una risata di scherno: "Ma certo: paga il sistema sanitario nazionale", a lui sembra quasi una beffa,un'umiliazione.
Nel suo nuovo film, nelle sale italiane dal 24 agosto, il grillo parlante della coscienza americana svela un'altra
stortura del Paese più potente del mondo. La sviscera attraverso dei casi esemplari e chiede spiegazioni a sé e ai suoi concittadini: "Perché non abbiamo un'assistenza sanitaria gratuita come tutti gli altri Paesi occidentali?".
La risposta è banale: il sistema sanitario americano è in mano alle assicurazioni, che sono aziende il cui unico interesse è, ovviamente, il profitto. Non è banale, però, vedere Adam, disoccupato, che si ricuce da solo una profonda ferita sulla gamba, con ago e filo, perché non può permettersi di avere un'assicurazione sanitaria, e quindi nessun tipo di cura. Non è banale vedere Larry e Donna, lui sindacalista, lei giornalista, cinquantenni, costretti a vendere la proprio casa e a trasferirsi nella cantina della figlia, perché devono pagare le spese per curarsi. Non è banale ma ridicolo che la compagnia assicurativa di Laura le richieda i soldi del trasporto in ambulanza dal luogo dove ha avuto un terribile incidente automobilistico all'ospedale, perché lei non aveva richiesto "un permesso preventivo".
Negli Stati Uniti 46 milioni di persone, di cui nove milioni di bambini, non hanno un'assicurazione sanitaria, quindi non hanno alcuna possibilità di curarsi. Ma anche a chi ne ha una spesso viene rifiutato il pagamento delle cure, con le scuse più insolite o attraverso ingegnose e invalicabili barriere burocratiche. Nel febbraio 2006 dal suo sito Michael Moore ha invitato i cittadini Usa a raccontargli le loro terrificanti storie personali legate all'assistenza sanitaria: solo nella prima settimana ha ricevuto 25mila mail.
Con la sua telcamera e il suo stile appassionato, commovente, ironico, ha filmato le loro storie e le confessioni di direttori sanitari pentiti, che confermavano l'esistenza di incentivi, da parte delle assicurazioni per cui lavoravano, per coloro che rifiutavano il maggior numero di richieste di copertura finanziaria da parte degli malati assistiti. Mostrando poi Nixon che nel 1971 diede il via alla totale privatizzazione del sistema sanitario e il naufragio del tentativo di Hillary Clinton di riformarlo.
Poi si è spinto in Canada, Inghilterra, Francia, e perfino a Cuba, per mostrare che il diritto alla salute è garantito in tutto il mondo. Ed è gratis. E ha concluso il film con una perfetta impennata di pathos, mostrando i soccorritori dell'11 settembre che si ammalarono dopo le giornate passate tra le macerie delle due torri, completamente abbandonati. Molti di loro non avevano i soldi per curarsi e allora l'intrepido "castigatore" li ha caricati su una barca e ha cercato di raggiungere Guantanamo perché potessero ricevere le stesse cure riservate ai detenuti di Al Qaeda. Fallita la missione, ha deciso di fermarsi a Cuba, dove, finalmente, dopo cinque anni, questi "eroi
americani" hanno finalmente ricevuto le cure adeguate. Senza sborsare un dollaro. Da medici sorridenti e molto qualificati. Che non mangiano i bambini.
Il cinema più piccolo del mondo è all'interno di un'Alfa 2000 del 1974 e può ospitare un massimo di tre spettatori
per volta. Dotata di schermo e proiettore, la Cortomobile è in grado di effettuare spostamenti e ha già proiettato in numerose città italiane tra cui Venezia, Firenze, Roma