Bologna, 13 novembre 2007 - Solo adesso ci si rende conto di quanto lui fosse più avanti degli altri. Alla fine degli anni 7'0 Rino Gaetano non era un semplice cantautore, ma un anticipatore: nelle sue canzoni l’apparente nonsense fungeva da pellicola di timidezza che celava, in realtà, impegno, ironia, satira e altro, molto altro ancora.
Non tutto questo è affiorato dalla fiction appena andata in onda su Rai1. Anzi, la sorella di Rino ha usato l’accetta per tagliare a fettine la visione scelta dalla produzione: "Mio fratello non era così come l’hanno dipinto loro: non era un ubriacone e non viveva in una villa hollywoodiana".
Chissà allora cosa penserà di ‘Rare tracce’, libro dedicato alla vita di Gaetano, scritto da Silvia Ortenzi (Arcana edizioni).
Rispondiamo noi: questo libro le piacerà, perché non cerca traiettorie assurde. Si attiene a fatti, date, testi, musiche ed eventi. 155 pagine che partono dal 1973 per chiudersi al 1981, anno della morte di Rino, fra le lamiere della sua Volvo in attesa di un letto d’ospedale che non si libererà mai.
No, fra queste righe non troverete pettegolezzi, ma un cammino cronologico che vede la canzone del ragazzo calabrese crescere a fianco del passo zoppicante dell’Italia degli anni di piombo.
Perché il fatto è questo: si trattava di musica leggera, ma Rino parlava con sarcasmo di cose che leggere non lo erano, proprio per niente. Solo che lo faceva con un linguaggio volutamente camuffato, non quello austero e lineare dei cantautori impegnati dell’epoca. Esempio: l’austerity energetica del 1973 viene cantata in ‘Spendi spandi effendi’ e ne ‘Il cielo è sempre più blu’ rifulgevano vizi della società italiana degli anni Settanta.
Le sue sembravano filastrocche surreale. Per questo in tanti allora non lo capirono. Gli stessi che oggi lo glorificano e, un po’, lo rimpiangono.
di Andrea Degidi
Per il suo "eccezionale contributo allo spettacolo" il regista il 13 gennaio 2008 riceverà il prestigioso 'Cecil B. DeMille Award'