Torna al completo il cast del fortunatissimo film 'Palermo-Milano, solo andata', che nel 1995 vinse anche due David di Donatello. La storia riparte dov'era finita quella di undici anni fa e Giancarlo Giannini indossa di nuovo i panni del pentito di mafia
Roma, 15 novembre 2007 - "Sono uno strenuo difensore del genere. E credo che l'unica via per tornare ad esportare il nostro cinema nel mondo sia reinvestire su film di questo tipo, cercando di adeguare il cinema d'azione alla mentalità dello spettatore italiano. Fino alla fine degli anni '80 eravamo dei maestri, poi c'è stato un calo vertiginoso dovuto ad un progressivo spostamento dell'asse verso i prodotti televisivi". Parola di Claudio Fragasso, regista di 'Milano-Palermo: Il ritorno', sequel del fortunatissimo film ('Palermo-Milano, solo andata') del 1995 vincitore di due David di Donatello, in uscita il 23 novembre distribuito da Buena Vista.
"Sono passati undici anni - spiega il regista - perchè insieme a Rossella Drudi (la sceneggiatrice, ndr) abbiamo preferito aspettare di avere le idee giuste e, soprattutto, che la formazione di allora tornasse al completo".
La storia riparte dov'era finita quella di undici anni fa: il 'ragioniere della mafia' Giancarlo Giannini, pentito che ha fatto arrestare tanti mafiosi, deve tornare in libertà con una nuova identità e tanti soldi rubati al boss Scalia da godersi in qualche isola deserta. Il trasferimento del ragioniere viene fatto ancora dal superpoliziotto Raoul Bova e dal fido compagno Ricky Memphis.
A loro si aggiungono nuovi colleghi (Simone Corrente, Gabriella Pesson e Libero De Rienzo) che dovranno affrontare il cattivissimo boss Scalia (Enrico Lo Verso) che rapisce il nipote del ragioniere, uno dei due figli della figlia Romina Mondello (Emanuele De Simone). Tra sparatorie mozzafiato, giudici corrotti, poliziotti eroici e moralmente integerrimi, mafiosi improbabili e bambini che dicono "no" a Cosa Nostra, alla fine i buoni trionfano e tutto lascia prevedere un terzo episodio di 'Palermo Milano' (volontà dichiarata dallo stesso regista e dalla sceneggiatrice Rossella Drudi, a meno che il pubblico non decida altrimenti).
"L'idea di realizzare questo sequel è nata principalmente per volere di Claudio e Rossella (Fragasso e Drudi, ndr) - dice Raoul Bova - e per quanto mi riguarda non se ne sarebbe fatto nulla se non fossimo tornati tutti quanti nel progetto. Credo che Fragasso, oltre a Michele Soavi, sia l'unico regista italiano ancora in grado di fare cinema di genere di qualità: negli ultimi anni c'è stata una stasi in questo senso per quello che riguarda la produzione italiana, in favore di un costante miglioramento delle fiction televisive".
Sparatorie e inseguimenti, la verosimiglianza di alcune situazioni (come la strage alle terme di Montecatini) potrebbe essere messa a serio rischio: "Il discorso della 'credibilità' mi fa incavolare e non poco - tuona Fragasso - possibile ce ne ricordiamo solo per i film italiani? E Bruce Willis che nell'ultimo «Die Hard» scaglia una macchina contro un elicottero? È normale che in alcune situazioni si tenda a sorvolare su questo aspetto, ma la nostra intenzione è di emozionare il pubblico attraverso scene forti magari provando a stare attenti a non esagerare".
"È un fumettone - spiega Enrico Lo Verso -. Come i fumetti, crea emozioni. Non è un film di mafia ma un western, è il nostro western, che ti piace perchè è puro intrattenimento. E un film che ti prende e che non vorresti finisca mai, come accade con i fumetti".
Per il suo "eccezionale contributo allo spettacolo" il regista il 13 gennaio 2008 riceverà il prestigioso 'Cecil B. DeMille Award'