"La cosa più grave é la mancanza di umorismo da parte della Chiesa. Sono offeso per come la Cei entra a piedi giunti nella vita della gente. Loro sono sempre là, vedono il sesso come qualcosa che non s'ha da fare"
Bologna, 13 febbraio 2008 - Con indignazione il premio Nobel Dario Fo ha accolto la notizia dell'appello della Cei agli attori a rifiutarsi di girare scende di sesso dopo la polemica seguita al film 'Caos Calmo'. Dario Fo ne ha parlato, presentando il suo spettacolo (interpretato da Marina Massironi e Antonio Catania) 'Sotto paga, non si paga' a Bologna, ''dove peraltro - ha detto - c'é una tradizione di vescovi orrendi, uno dietro l'altro''.
''Noi - ha detto Dario Fo - questa situazione la conosciamo da sempre, appena salito sul palco ero già sotto controllo e ne sono orgoglioso. La cosa più grave é la mancanza di umorismo da parte della Chiesa. Sono profondamente indignato per come la Cei entra a piedi giunti nella vita della gente. Loro sono sempre là, vedono il sesso come qualcosa che non s'ha da fare, poi se la rifanno con i bambini, come successo negli Stati Uniti. Non pagano le tasse e si permettono di inserirsi nella politica. Significativo é anche ciò che é successo alla Sapienza. Secondo me non é stata negativa la contestazione, ma é stato sbagliato il modo di realizzarla, occorreva maggior scaltrezza perché gli esponenti del clero sono maestri nel gioco degli scacchi''.
Poi ha ricordato quanto avvenne anni fa a Bologna, quando Fo raccontò in uno spettacolo un episodio che avvenne nel Trecento, quando i popolani tirarono gli escrementi ai soldati provenzali rinchiusi in un castello con il clero. ''Tutta la curia aggredì gli organizzatori - ha ricordato - poi gli storici dissero che quell'episodio era successo davvero ed era documentato''.
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