Il film d'animazione, tratto dai fumetti dell'iraniana Marjan Satrapi, è stato proiettato in un cineclub della capitale solo per due giorni. Candidata ai prossimi Oscar, la pellicola è stata 'ripulita' dalle scene giudicate anti-islamiche
Teheran, 16 febbraio 2008 - A Teheran solo poche decine di persone hanno potuto assistere alla visione di 'Persepolis', il film a cartoni animati dell'iraniana Marjan Satrapi e del francese Vincent Paronnaud. La pellicola, già condannata come ''anti-iraniana'' dal governo del presidente Mahmud Ahmadinejad, è stata proiettata per due giorni in un cineclub ma opportunamente censurata dalle scene giudicate anti-islamiche.
Le proiezioni sono state seguite da dibattiti in cui la pellicola è stata criticata per avere presentato, secondo gli intervenuti, una visione parziale della realtà iraniana dell'epoca raccontata: quella degli anni immediatamente seguenti la rivoluzione islamica del 1979 e della guerra con l'Iraq.
Il film, tra i nominati al Premio Oscar per le migliori opere d'animazione, è tratto dai celeberrimi libri a fumetti della stessa Satrapi, nei quali racconta le sue vicissudini di bambina, adolescente e infine giovane donna nell'Iran islamico. Da sfondo, ovviamente, il Paese mediorientale con la repressione politica e le esecuzioni degli oppositori. Una situazione che porta la Satrapi a emigrare prima in Austria e poi, dopo un rientro di alcuni anni, in Francia, Paese dal quale non è più tornata.
La pellicola ha vinto il premio ex-aequo della giuria all'ultimo festival di Cannes. Una scelta criticata a quel tempo da Mehdi Kahlor, consigliere culturale del presidente Mahmud Ahmadinejad, che parlò di un ''complotto in linea con le manovre anti-islamiche della Francia''.
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