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Spettacoli

PILLOLE DALL'ARISTON

Viva Pierino, il Fiorello di Baudo

Promosse la satira vera di Chiambretti e la professionalità di Andrea Osvart. Resta un interrogativo: chi ha costretto Tricarico a cantare a Sanremo? E le canzoni non convincono

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Riccardo Jannello Sanremo, 26 febbraio 2008 - Viva Pierino, il Fiorello di Baudo!!! Il conduttore torinese ha preso a braccetto il factotum siciliano e ha costruito uno spettacolo accettabile, in attesa di capire se le canzoni sono così mogie come sono apparse al primo ascolto o "verranno fuori", come dicono gli esperti, al secondo. Ma d’altronde Pierino il lupino aveva già diretto una bella edizione di Sanremo (la sua e quella condotta da Fazio sono le più memorabili degli ultimi anni anche se nella classicità Baudo è Baudo) e ha confermato quello che viene fuori anche dalle sue Markette di La7: ironia, molto auto, capacità di portare avanti un discorso, simpatia e sorriso, le ricette ideali anche da parte di chi fa una tv di qualità e soprattutto diversa dai soliti cliché defilippiani. Una satira vera, non urlata, che risalta anche in una vetrina paludata come quella dell’Ariston. Geniale Chiambretti stampella di Baudo com’è geniale Fiorello stampella di Mike Bongiorno. Avercene…

 

Seconda osservazione: Tricarico. Chi l’ha costretto a cantare a Sanremo? Sembrava fosse lì per caso e trascinato dalla forza di chissacchi, certo un po’ di entusiasmo in più non sarebbe stato male. Forse la collaborazione con Celentano, che lo ha lanciato più di quanto non avesse fatto il suo bel brano dell’esordio, quel mi chiamo Francesco che ci fece sperare in qualcosa di nuovo nella musica italiana, gli ha fatto pagare un prezzo più alto delle sue possibilità. Peccato, speriamo davvero che nelle prossime serate Tricarico ci regali anche un sorriso perché in fondo la canzone non è neppure malvagia, ma se non aveva voglia di cantarla poteva restare a casa e mandare qualcun altro.

 

Terzo atteso personaggio: Andrea Osvart. La bionda ungherese ha scritta sulla carta d’identità la professione di cameriera… Un po’ professorina, come ha detto un illustre collega ieri sera in tv, lo è. Però ha cercato di darsi da fare e lo ha fatto anche con garbo e piglio assoluto, lo stesso che penso abbia avuto nella vita per affermarsi. Non sappiamo come sia finita la sua serata, ma abbiamo fatto il tifo per Lenny Kravitz : se lo saranno dati questo benedetto appuntamento notturno? Certo se l’adorazione era scritta in copione bravi gli autori, se era spontanea allora forza Andrea!!!

 

Merita un discorso a parte il Dopo Festival, che ha portato a ben più di cinque ore il collegamento con Sanremo. La cosa più bella dello spettacolo al Casinò è stato non solo l'omaggio al luogo che nel 1951 ha visto nascere la kermesse canora. Ma che almeno lì Pippo (o i suoi cloni) non c'era. C'erano i cantanti, un po' tartassati e quindi irritati per le critiche. C'erano gli Eli in forma straordinaria, così come la dolce Lucilla. Bravi, ma un solo appunto: la Ocone che imita Mina è straordinaria nel contesto di "Quelli che il calcio", ma sembra un po' fuori luogo in questo, quando la tensione dei cantanti è ancora palpabile e non bisogna tirare ulteriormente la corda. Lo straniato Elio è davvero un mito: ma ve lo ricordate vestito come un astronauta per la finale del Sanremo nel quale portò "La terra dei cachi"? Inimitabile. Ah, la Tatangelo... Se dovevamo aspettare lei per sdoganare i gay potevamo farla cantare dieci anni fa. Tanto avrebbe avuto lo stesso 19-20 anni, come li ha da quando ha debuttato e ormai è l'altro ieri. Viva Gigi, comunque...

 

Mi tocca bocciare il mio amico Carlo Verdone: l'esibizione della sua famiglia come promo del film è stata deludente e quella lettera per la morte della madre ha onestamente toccato persone che soffrono veramente. Un conto è un film, un conto Raiuno. Speriamo si rifaccia nella serata finale con la sua musa Claudia Gerini. Zampaglione permettendo.

 

I discorsi fatti fino a questo punto non tengono conto delle canzoni, come se fosse il festival della frutta e verdura... Ripariamo subito: quelle che dovrebbero essere le protagoniste per il momento non hanno convinto, tutt'altro. Malino, a essere buoni. La migliore quella di Lenny Kravitz, ma ci dicono che non era in gara. Non sarà che se nel campionato di calcio c'è bisogno degli arbitri stranieri in quello della canzone ci sia bisogno dei cantanti stranieri? Chissà... Comunque per ora diciamo che la ballata ruffiana di D'Alessio-Tatangelo si propone come favorita nel solco nazional-popolare (e se poi l'Anna dei miracoli ha vinto lo scorso anno le donne con una canzone ciofeca non si vede perché non possa vincere la classifica generale quest'anno); Moro ha un poco deluso, il resto è spesso aria fritta. Aspettiamo per un giudizio definitivo stasera Cammariere e i Finley, con grandi speranze. Per quanto riguarda i giovani, bravi i Milagro, mi piacevano molto i Melody Fall, soprattutto per l'appoccio molto yeah alla manifestazione e per come si sono proposti (alla radio fenomenali rispondendo a una domanda di Ruggero Po: sì, abbiamo ascoltato Toto Cutugno, beh, una volta l'anno si può anche fare...): peccato che il loro pop-punk da esportazione via web sia stato bocciato. Ho bilanciato la delusione con l'esclusione di Daniele Battaglia: il figlio dei Pooh non l'avrei sopportato in finale.

di Riccardo Jannello










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