L’Università Cattolica di Milano ha organizzato uno studio sulle reazioni infantili dopo la visione della ‘Carica dei 101’. La psicologa: "Il cattivo ha un grande valore formativo: aiuta a crescere. E alla fine ridere libera dai timori"
Milano, 14 marzo 2008- Chi ha paura del lupo cattivo? Quasi nessuno, casomai dovrebbero essere i lupi a temere gli uomini. Le paure infantili cambiano e si aggiornano: per esaminare la metà oscura del mondo infantile l’Università Cattolica ha organizzato una tavola rotonda sul tema 'Paura - Come i bambini la affrontano e come i genitori possono affiancarli nel riconoscimento e nel superamento' alla quale hanno partecipato tra gli altri anche Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu. L’occasione è data dall’uscita della nuova versione rimasterizzata della 'Carica dei 101' con un extra esclusivo: il famoso tema del film reinterpretato dal jazzista di fama internazionale Stefano Bollani. Nella 'Carica' c’è un cattivo, anzi una cattiva, memorabile: Crudelia De Mon. Ed è appunto osservando le reazioni dei bambini alla visione del film che la psicologa Rita Ciceri ha elaborato un dettagliato studio sulle reazioni infantili alla paura.
La studiosa ha innanzitutto osservato come i bambini partecipino anche fisicamente alla visione del film, con movimenti di tutto il corpo. E come i piccoli - tutti i genitori lo sanno - hanno bisogno di vedere e rivedere all’infinito lo stesso film per affrontare le proprie paure e alla fine vincerle e superarle. È insomma la ripetizione che permette al bambino di guardare negli occhi il 'mostro' e di non averne più paura. Soprattutto se, come nel caso delle storie Disney, il cattivo è pauroso ma allo stesso tempo grottesco, e quindi meno temibile. La psicologa ha anche stilato una specie di decalogo per genitori per affrontare insieme ai figli le loro paure.
Tra i consigli più ovvii quello di badare alla qualità dell’intrattenimento nei contenuti e nella grafica: Crudelia per esempio è sì terrorizzante (almeno nella sua entrata in scena) però allo stesso tempo disegnata con grande eleganza. Il cattivo, si sottolinea in un’altra parte dello studio, ha un grande valore formativo. Con esso il bambino si deve confrontare per crescere. Si è sottolineata anche l’importanza dell’happy ending: il bene deve comunque trionfare sul male, solo così il bambino trova la forza di affrontare le proprie paure. Infine grande importanza viene annessa alla risata: "la risata batte la paura", è stato detto. Attraverso l’umorismo "il cattivo può essere depotenziato e sconfitto".
A dimostrazione della tesi sono state portate alcune osservazioni spontanee espresse dai piccoli spettatori al termine della visione. Molti sono rimasti impressionati soprattutto dal rapimento dei cuccioli e dall’apparizione di Crudelia, ma quasi tutti hanno concordato che una delle scene più soddisfacenti corrisponde al momento in cui il cane morsica il fondo dei pantaloni di uno dei cattivi. I bambini ridono, e ridendo si liberano dei loro timori.
IL MIO JAZZ CONTRO GLI INCUBI
Stefano Bollani: come nasce questa reinterpretazione del tema jazz di Crudelia De Mon?
"Nasce ovviamente su richiesta della Disney che con la nuova edizione del film vuole strizzare l’occhio anche ai genitori. Come quasi tutti su questo pianeta sono stato anch’io bambino e ho amato i film Disney perché sono un raro esempio di grande qualità. Mi ricordavo del pezzo ma non sapevo che ne esistessero così tante versioni. Tra le principali ricordo quella di Willy DeVille e di Marcus Valle, che ne ha fatto una versione brasiliana molto carina. Io invece mi sono mantenuto abbastanza vicino a quella originale che già ricordava un’atmosfera jazz anni ’50".
Da bambino Crudelia le faceva paura?
"Nessun personaggio Disney mi ha mai fatto paura perché i cattivi della Disney vengono buttati in ridicolo quasi subito. Magari l’ombra di Crudelia che appare può fare paura, ma subito dopo arriva il personaggio dipinto in modo così grottesco che qualsiasi ansia viene cancellata".
Cosa le faceva paura da piccolo?
"La pubblicità del Petrus Bonekamp. Il pugno di ferro che colpiva il tavolo mi terrorizzava. La reclame partiva con una scena contadina di campi, mi pare, e già a quel punto scappavo a nascondermi sotto le coperte per non vedere quel micidiale guanto di ferro".
Di quali altre paure infantili ha sofferto?
"Quella più banale del buio, facilmente fugata con una semplice lucina. Non sono mai stato un grande professionista degli incubi, io avevo incubi amatoriali. Sapevo cioè di stare vivendo un incubo da cui sarei potuto uscire svegliandomi. Perciò mi cacciavo nelle situazioni più terribili, ma nel momento in cui mi sparavano o cadevo nello strapiombo mi svegliavo. Era una messinscena. Forse già allora nutrivo una vocazione per il teatro".
Qual è il personaggio più antipatico della Disney?
"Forse non dovrei dirlo, ma è Topolino. Non proprio antipatico ma insomma un po’ fastidioso con quell’aria saccentella. Per fortuna è circondato da personaggi molto più simpatici, da Pippo allo stesso cattivo Gambadilegno".
Tornando alla musica: c’è un altro film Disney con una colonna sonora pregevole?
"Il capolavoro sono 'Gli Aristogatti'. La ballata dei gatti in soffitta è un pezzo memorabile, e anche la versione italiana è geniale. C’è un po’ di jazz anche nel 'Libro della giungla' ".
I bambini di oggi hanno paure diverse dalle nostre?
"Io ho 35 anni e ho una figlia di 3. Credo di sì, che i bambini di oggi abbiano paure diverse ma non saprei dire quali. Un genitore s’immagina che i figli abbiano banalmente paura del buio, oppure di essere abbandonati, oppure di un mostro. Però a volte i bambini sono troppo piccoli per aver visto un mostro, anche solo in tv. E allora, perché si spaventano? Qualche notte fa, per esempio, mia figlia che ha 3 anni si è svegliata urlando. Quando le abbiamo chiesto perché, la spiegazione è stata: perché mamma ha spento il disco di Carosone. Capisce? Sognava di ascoltare il disco di Carosone - chissà chi le ha trasmesso questa passione - e poi ha sognato che la mamma lo spegneva. Per questo ha urlato".
Il suo romanzo s’intitola 'La sindrome di Brontolo'. Un altro ricordo d’infanzia?
"Era uno spunto di riflessione all’interno del romanzo. Tutti si ricordano sempre e solo sei nomi dei nani, e si dimenticano il settimo. Il bello è che è sempre lo stesso. E sa qual è? Gongolo. Perché è l’unico che non è caratterizzato da un difetto. Noi ricordiamo i difetti degli altri più facilmente delle qualità".
di Piero degli Antoni
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