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Spettacoli

LA POLEMICA

Agli americani non piace il remake di 'Funny Games'

Realizzato da Michael Haneke, il remake sta scatenando i critici, che ancora non comprendono il perchè dell'operazione, e dispiacendo al pubblico, che in certe sale ha apertamente espresso il suo malcontento

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Michael Haneke Roma, 21 marzo 2008 - Se Michael Haneke voleva provocare l'audience americana c'è riuscito.
Il remake di 'Funny Games', film già realizzato dal regista austriaco una decina d'anni fa, sta scatenando i critici, che ancora non comprendono il perchè dell'operazione, e dispiacendo al pubblico, che in certe sale ha apertamente espresso il suo malcontento. Reazioni che ricordano quelle suscitate da Gus Van Sant quando rifece 'Psycho' e che stupiscono perchè arrivano dagli stessi critici andati in visibilio per 'Cache'.

 

"Oltre ad essere un insopportabile borderline, il film è completamente inspiegabile", è l'autorevole parere di Joe Morganstern del Wall Street Journal. L'unica a non sorprendersi è la Warner Independent, proprietaria del film: "sapevamo che avrebbe creato divisioni" ha dichiarato Polly Cohen, boss della WIP, che confessa anche le perplessità di Naomi Watts (protagonista insieme a Tim Roth) per un ruolo che l'attraeva e la respingeva allo stesso tempo.

 

Distribuito in 289 sale americane, il film di Haneke ha incassato al debutto 520.000 dollari. La storia racconta il tranquillo weekend di paura di una famiglia borghese, presa in ostaggio nella loro casa sul lago da due psicopatici.

 

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