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IL RITORNO

In arrivo nelle sale 'Indiana Jones 4'
E l'avventura non va in pensione

L’azione si svolge nei primi anni Cinquanta e Indiana deve fronteggiare perfidi sovietici desiderosi di mettere le mani sul prezioso teschio

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harrison ford indiana jones Milano, 9 aprile 2008- Ritornano quasi sempre. Gli eroi dello schermo hollywoodiano subiscono una naturale coazione a ripresentarsi, cosicché, se amati, non riescono a rimanere confinati nella memoria cinematografica e neppure s’accontentano del ghetto dorato dei videogiochi.

 

Prendete Indiana Jones, il fortunato archeologo dalla barba incolta, vestito di cuoio con capellaccio e frusta, pronto a menar le mani per scoprire improbabili tesori e a infrangere cuori femminili. In letargo da diciotto anni, Indiana torna nel quarto (e certamente non ultimo) capitolo della saga targata Spielberg e Lucas. 'Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo' avrà l’onore di aprire il festival di Cannes la sera del 14 maggio e all’indomani invaderà le sale di mezzo mondo.

 

Indiana nacque trent’anni fa, ispirato da quella cultura del fumetto (Jungle Jim di Alex Raymond, in primis) e del racconto popolare che è al centro delle invenzioni visive di Lucas e Spielberg e fu subito successo. La figura dell’archeologo avventuriero risultò perfetta infatti nell’incarnare il desiderio, tutto americano, di leggere le culture lontane attraverso la lente del mistero. I due registi-produttori, nutriti di cartoni animati e di film popolari (in 'Le miniere di Re Salomone' il protagonista Stewart Grager ha un cane di nome Indiana), ebbero facile gioco, con l’aiuto di Lawrence Kasdan, a preparare le prime tre sceneggiature la cui realizzazione fu poi affidata a Spielberg. Geniale fu l’invenzione di affiancare a Indiana un padre studioso, tutto libri e reperti, nei cui panni si era calato Sean Connery. Il ruolo di Indiana, prima offerto a vari attori (tra cui Tom Selleck), ricadde invece sul giovane Harrison Ford, già provato nel ciclo di Guerre Stellari. Fu la sua fortuna e quella della serie.

 

I primi tre film, 'I predatori dell’arca perduta' (1981) 'Indiana Jones e il tempio maledetto' (1984) e 'Indiana Jones e l'ultima crociata' (1989), guadagnarono molti milioni di dollari e divennero il paradigma dell’intrattenimento popolare più intelligente che Hollywood poteva permettersi. Gli episodi, tutti ambientati negli anni Trenta, incrociarono tesori nascosti con cattivissimi archeologi nazi pronti ad approfittarsi del vero tallone d’Achille di Indiana: la sua reptofobia, ovvero la sua incontrollabile paura dei rettili. Un handicap non di poco conto per un archeologo che ama la giungla e i terreni più infidi. In 'Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo', di cui si sa ben poco a causa di un vigile riserbo, l’azione si svolge nei primi anni Cinquanta e Indiana deve fronteggiare perfidi sovietici desiderosi di mettere le mani sul prezioso teschio.

 

Harrison Ford verrà catturato da agenti dell’Urss che gli porranno un dilemma: o aiutarli a trovare il teschio o abituarsi all’idea di non vedere più la sua fidanzata (Karen Allen). Tra l’altro tra i sovietici troveremo un’agente di rara crudeltà, Kate Blanchett. Nel necessario restyling, la figura di Indiana è stata modernizzata. Accanto a sé avrà una nuova fidanzata con tanto di padre, un figlio (Indiana Jones Junior interpretato da Shia La Boeuf, tra i protagonisti di Trasformers) e un archeologo inglese più rivale che amico (Ray Winstone). Questa combriccola ben assortita farà fare agli spettatori un viaggio tra culture sommerse che inizia nella giungla del Sud America e finisce in un Medio Oriente assai trafficato. Si noti che il teschio di cristallo dovrebbe essere uno dei tredici adorati dai Maya e dotati di poteri straordinari che sarebbero dispersi nel mondo e incessantemente ricercati da accaniti ufologi convinti della loro origine extraterrestre. Insomma Indiana è vivo e il suo profeta Spielberg è pronto a fargli fare un nuovo giro di pista.

di Andrea Martini










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