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'COME DIO COMANDA'

Gabriele Salvatores: "E' un film di suspense"

Il regista: ''Il film ha una trama molto coinvolgente. Ti prende all'inizio e non ti molla fino alla fine''. Tra i protagonisti del film vi sono Filippo Timi, Elio Germano e Fabio De Luigi, definiti da Salvatores ''la meglio gioventù italiana''
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Gabriele Salvatores Maniago (Pordenone), 24 aprile 2008 - Il regista premio Oscar Gabriele Salvatores si avvia verso l'ultimo ciak del film 'Come dio comanda', previsto per i prossimi giorni, e sceglie il Friuli per raccontarne storia ed emozioni. A Maniago (Pordenone), sede delle ultime cinque settimane di lavorazione, Salvatores spiega che il suo nuovo film ha ''una trama molto coinvolgente. Ti prende all'inizio - sottolinea - e non ti molla fino alla fine''.

 

''Dal punto di vista stilistico - spiega - ho potuto provare delle cose nuove e applicare a un thriller, di genere, come questo, tecniche di ripresa molto contemporanee e nuove, come le macchine a mano, il fatto di poter girare a 360 gradi, lasciare gli attori a volte liberi di improvvisare''. Per Salvatores, ''questa pellicola è un punto di arrivo per certe cose che - ricorda - avevo fatto, ma un punto di partenza per qualcosa che spero di poter fare ancora. Un film molto caldo anche se ambientato in un posto molto freddo''.

 

A Salvatores è piaciuto molto il Friuli, dove ha girato gran parte delle scene, e arriva a paragonare ''certi tratti aspri e selvaggi, come i Magredi e le alpi Carniche, al magico Nevada''.

 

Ma ad affascinarlo è soprattutto il romanzo dal quale ha tratto il film, scritto da Nicolò Ammaniti, autore al quale il regista si era già ispirato per 'Io non ho paura'. ''In questi due libri - ha spiegato Salvatores - si racconta una cosa molto importante: il passaggio dall'età infantile, adolescenziale, a quella adulta, e in particolar modo il distacco da chi ti protegge, cioè dai genitori. Un distacco - sottolinea - doloroso, ma necessario''.

 

Per questo, fra le emozioni che Salvatores cita ''la più importante e più forte: quella che nasce dallo sguardo tra persone che la pensano diversamente da noi, dalla necessità di comprendere le ragioni degli altri, non fermarsi alla cronaca, ma cercare di vedere cosa c'è dietro. E' lo sguardo che i latini chiamano 'pietas' - sottolinea - che vuol dire guardare le cose col cuore, non solo con le ideologie, comprendere chi è diverso da noi o la pensa in maniera diversa. I personaggi di questa storia - racconta - vivono tre-quattro giorni di inferno, ma qualcosa di buono alla fine spuntera'''.

 

Il film non sarà pronto per il Festival del cinema di Venezia e - precisa Maurizio Totti, produttore per 'Colorado film' e 'Rai Cinema' - sarà distribuito nelle sale soltanto nel tardo autunno. ''Con la speranza - conclude Salvatores - che possa riscuotere lo stesso successo delle ultime pellicole girate in Friuli Venezia Giulia da Tornatore e Molaioli'', che negli ultimi mesi hanno fatto letteralmente incetta di premi e prestigiose nomination.

 

Tra i protagonisti del film vi sono Filippo Timi, Elio Germano e Fabio De Luigi, definiti da Salvatores ''la meglio gioventù italiana'', cui si affianca la vera sorpresa del film, il giovanissimo Alvaro Caleca, all'esordio sul grande schermo.

 









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