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SI ALZA IL SIPARIO

Cannes apre al buio con 'Blindness'
Ma il film non scalda la critica

Attenzione e silenzio per la proiezione del film,  tratto dal romanzo del premio Nobel José Saramago, ma pochi applausi di gradimento da parte del pubblico."Volevo raccontare della fragilità della civilizzazione", dice il regista

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Gael Garcia Bernal e Julianne Moore Cannes, 14 Maggio 2008 - In una sala strapiena, i giornalisti hanno seguito con attenzione e silenzio la proiezione del film - durato due ore - tratto dal romanzo del premio Nobel José Saramago. Però  stamani, nella sala Debussy ,il film di apertura di questa 61/a edizione del Festival di Cannes: 'Blindness' del regista brasiliano Fernando Meirelles, ha ricevuto solo qualche applauso.

 

Cannes apre al buio, anzi con la cecità bianca portata sullo schermo dal regista brasiliano. Blindness racconta infatti una vicenda tragica che vede un'epidemia di cecita' che colpisce una non meglio identificata città non europea (una volontà questa di Saramago) e che porta l'umanità sull'orlo del disastro.

 

Nel cast del film, che ha anche una partecipazione italiana nella produzione con la Mikado che lo distribuirà a gennaio, Julianne Moore, Mark Ruffalo, Danny Glover, Gael Garcia Bernal e Alice Braga.

 

Da parte sua, Julianne Moore che nel film è la moglie di un dottore (Mark Ruffalo) che viene colpito dall'epidemia di cecità, e che assisterà fino alla fine il marito, dice su Blindness: ''Qualcuno ha detto che i film riflettono la cultura del tempo. Ci sono molte tragedie del mondo oggi e si devono fare film su queste cose''.

 

Tutto inizia quando, nel breve tempo di un semaforo che passa dal verde al rosso, un giovane giapponese (Yusuke Iseya) in fila con la sua auto in una città qualsiasi (ma non europea, e sempre per volontà dello stesso Saramago) perde improvvisamente la vista. E' solo il primo atto di un processo lento, ma inesorabile che vedrà in poco tempo centinaia di cittadini colpiti da questa malattia e rinchiusi dalle forze governative in una sorta di carcere-lager.

 

Un modo per non vedere e accettare chi non vede più. In questo luogo si ritrovano anche il dottore con la moglie, l'unica vedente che non ha ha voluto abbandonare il marito e che anzi si ritrova ad assisterlo insieme ad una coraggiosa crocerossina che fa lo stesso con gli altri ammalati in un luogo pieno di feci e brutture. L'inferno esorcizzato dalle autorità governative si ricrea anche con più forza all'interno di questa comunità di ciechi.


"Volevo raccontare della fragilità della civilizzazione, di come tutti noi siamo in un guscio di vetro sottile. Questa idea di civilizzazione che ha un certo punto implode dimostra come noi siamo primitivi, piu' animaleschi di quanto pretendiamo di essere''. spiega ancora il regista.

 

Per Julianne Moore comunque che nel film appare bionda, un ruolo non certo facile: ''sono una donna che si prende la responsabilita'' del marito e poi la allarga a tutti gli esseri umani. Dovevo insomma recitare una parte che si colloca nella sottile linea che c'e' tra responsabilita' e irresponsabilità, ovvero eroismo, e dovevo farlo con una recitazione piatta, senza elementi tragici.

 









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