Il senatore a vita ammette "di essersi lasciato andare" in merito al film di Paolo Sorrentino che racconta la sua vita. E sui Telegatti ricevuti dice: "Forse è per vanità, ma chi fa politica deve avere anche cura della propria immagine"
Roma, 8 giugno 2008 - Giulio Andreotti fa dietrofront su 'Il divo', la pellicola di Paolo Sorrentino a lui ispirata. Dopo averlo definito "una mascalzonata", ha riconosciuto "di essersi lasciato andare". "Le mascalzonate sono ben altre - ha detto il senatore al settimanale 'Tv sorrisi e canzoni' - no, questa la cancello".
Ricordando la consegna dei tre Telegatti ricevuti, nell'87 nell'89 e nel '90, come 'miglior politico', Andreotti ha ammesso il ruolo fondamentale della visibilità mediatica nella politica. "Forse è per vanità, ma sono sempre stato convinto che chi fa politica deve avere anche cura della propria immagine. La politica è comunicativa, più uno è conosciuto e meglio può fare il politico".
Le statuette del popolare premio televisivo sono presenti anche nel 'Divo', ma Sorrentino ne ha fatto comparire sei al posto delle tre originali. "Ad Andreotti piace ostentare i premi ricevuti, come ho visto nel suo studio - ha spiegato il regista per giustificare la scelta - e i Telegatti sono belli esteticamente e mi piaceva metterli in scena. Ma sul numero esatto non saprei; se dite che sono solo tre avrete senz'altro ragione voi".
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