Dai trans arabi di 'Corazones de Mujer' ai ciclisti albanesi di 'East West East'. Le traversie di Sordella e Benedetti per filmare in Marocco. E il sogno di Xhuvani: "La vera libertà"
Roma, 10 giugno 2008- Il cinema si tinge di etnico. Due i film che in queste settimane con le loro storie riportano l’attenzione dell’opinione pubblica verso quelle comunità straniere da sempre in contatto con noi.
La prima pellicola si intitola 'Corazones de Mujer' (Cuori di donna), in uscita il 20 giugno in dieci copie, distribuito da 'Movimento Film' e preceduto da un corto realizzato da Rai Cinema in collaborazione con Telethon. Una storia bella, d’altri tempi, realizzata con un budget irrisorio e presentata all’ultimo Festival di Berlino: un sarto travestito di origine marocchina che di nome fa Shakira. E una promessa sposa araba, Zina, a cui Shakira deve cucire il vestito da sposa. Ma Zina non è più vergine, e questo nel mondo arabo è ancora un problema. Per tornare a 'chilometri zero' Zina decide di andare a Casablanca, accompagnata dal sarto. La strana coppia parte dunque per uno speciale viaggio Torino-Marocco.
"Il film — spiega Davide Sordella, uno dei registi: l’altro è Pablo Benedetti — parla delle maschere e delle apparenze che coprono la sessualità nel mondo arabo. E non solo nel mondo arabo. Nonostante la storia parlasse di temi delicati non abbiamo mai avuto problemi, neanche durante le riprese in Marocco. Al loro consolato, in Italia, dove avevamo fatto leggere la sceneggiatura, ci hanno spiegato che ufficialmente non avremmo avuto i permessi per girare, ma non ci hanno mai ostacolato, anzi. Ci hanno detto che l’importante era non nominare il re, Allah e non parlare con superficialità delle donne".
Il nocciolo della storia nasce dal protagonista del film, Aziz Amehri (al suo debutto sul grande schermo come la collega Ghizlane Waldi), proprietario nella vita, di un ristorante a Torino. Ghizlane Waldi, dj e cantante nella vita, e amica di lunga data di Aziz, aggiunge che "Zina fa parte di me, in quanto incarna problemi che le donne arabe sentono molto. Davide e Pablo sul set ci hanno messo a nostro agio, lasciando che molto della storia e della sceneggiatura nascesse da noi". Il film è stato selezionato in molti festival mediorientali, da Dubai ad Alessandria d’Egitto, a Beirut: "Naturalmente — conclude Sordella — molti non saranno d’accordo con le idee che esprimiamo, ma il nostro film è un invito al confronto, a intraprendere un cammino comune".
Dal Marocco di 'Corazones de Mujer' all’Albania di 'East West East', il nuovo film di Gjergj Xhuvani, regista albanese già premiato per la migliore sceneggiatura europea al Sundance Film Festival nel 2004 le cui riprese si concludono proprio oggi. È la storia delle peripezie di un gruppo di ciclisti dilettanti capeggiati da Ilo, un ex campione cinquantenne, che vengono chiamati in Francia per una gara a rappresentare l’Albania.
Siamo nel 1990 in un’Albania povera e totalmente isolata dal mondo e i componenti del gruppo sono gli unici ad avere il privilegio di visitare l’Ovest. La vicenda si snoda alla vigilia dello sconvolgimento del paese delle Aquile che portò al ripristino della democrazia. Il gruppo viene sorpreso da questi eventi mentre si trova a Trieste. I ciclisti abbandonati al loro destino dai funzionari dell’ambasciata decidono di rientrare in patria, percorrendo in bici tutta la penisola balcanica. Nel cast anche l’attore Ndricim Xhepa, tra i più noti in Albania, e Oni Tussina, noto al pubblico italiano per il suo ruolo di 'postino' nella trasmissione 'C’è posta per te' di Canale 5. "Volevo raccontare di quegli anni difficili — spiega il regista — e per farlo ho riportato il calendario al 1990". Il messaggio più bello di 'East West East'? Non ha dubbi Xhuvani: "Il fatto che dopo tanto peregrinare i protagonisti del mio film trovano la libertà non all’estero, ma dentro di loro".
di Davide Costa
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