Miu Miu: tacchi a spillo e cinture-grembiulino. Vuitton: mini, un po' masai. Perfino lo scatenato Galliano sceglie la vestibilità: quanti abitini bon ton
Parigi, 6 ottobre 2008 - L’unica modernità nella moda è l’emozione. Senza di essa nessun vestito vive, nessuna tendenza è reale, desiderabile, contagiosa, perfino democratica. "Io continuo a ricercare il nuovo bello a modo mio, il bello classico non interessa più nessuno", spiega Miuccia Prada che con Miu Miu ieri sera ha chiuso in modo sublime i defilè parigini per l'estate 2009, dando un’altra zampata di stile.
"Ho ripensato al Satyricon di Fellini e a una certa aggressività di donne che però giocano anche a fare quelle perbenino, con piccoli pepli e dai plissè sbagliati, abiti di tessuti con stampe di mosaici romani rovinati dai graffiti, reggiseni che sgranano il petto e lo esaltano. Ma soprattutto sono tornata sull’antichità per ribadire l’importanza della nostra cultura e della nostra storia". Un baccanale di tendenze, fra applausi affascinati per le cinture-grembiulino a mazzi di pieghe, i tacchi a spillo sfumati, le tele di sacco lacere come stracci primitivi.
Finiti i tempi dell’abbuffata l’orologio del trend rallenta la corsa se perfino uno scatenato come John Galliano (che festeggerà con un profumo i 25 anni della sua griffe) ha scelto la strada della vestibilità e della normalità, con una passerella di vestitini inaspettatamente bon ton, molto regina madre con le stampe a fiorellini e i cappelli come cuffie. Non poteva però mancare il tocco irriverente dei colbacchi delle guardie di Buckingham Palace come dei cappelli di Napoleone con sottovesti vedo nudissimo.
"Voglio portare la couture nel quotidiano perché con la crisi mondiale non si comprerà di meno ma in modo diverso", spiega Alber Elbaz davanti a un nulla di duchesse color carne in forma di tubino dai tagli anatomici. Pezzi strabilianti questi del rinato Lanvin, marchio icona per ogni sopravvissuta fashion victim. In prima fila anche madame Shaw-Lan Wang, la miliardaria taiwanese proprietaria della maison che vuole aprire presto 20 boutique in Cina, adora lo stile di Alber ma spera di mettere sugli altari dell’eleganza la nipotina Fifi. Aspettando che la piccola esca dal bozzolo si respira a pieni polmoni l’aria della bellezza e della femminilità con questa Emotional Collection.
Fa bene l’amore invece a Marc Jacobs che ha trasferito in passerella da Louis Vuitton la gioia dell’innamoramento con le minigonne maliziosette e talvolta scostumatelle (per via di certi tulle velati sulle natiche), le pettinature afro-frisè, i gioielli superdecorati di legni e di piumette, i sandali ormai solo col tacco a spillo che sono un trionfo di lacci e nappine tanto da far quasi cadere una modella, i jeans extralusso larghi e con la vita alta, le giacche di pelle viola sulla gonna di marabù smeraldo. Canta Edith Piaf e la ‘Vie en rose’ sottolinea la seduzione parigina della collezione Vuitton tra ciondoli puntaspilli di velluto e pochette color bronzo, spalle dritte e un po’ a scatoletta e vestiti trompe l’oeil, le pennellate di marrone, arancio, blu, oro sulle gambe magre e bianchissime delle modelle.
In prima fila per il divo Marc (anche lui coi tacchi alti e la brillantina alla Rudy Valentino) applaudono una bella statuina come Dita von Teese e un ribelle come Lenny Kravitz, ma anche amiche del cuore come Sofia Coppola e Zoe Cassavetes. Naturalmente focus sulle borse di Louis Vuitton, anche a forma di sacchetto, col classico monogram che si fa sfumato e sconfina nel maculato. Dopo l’invasione del modello Neverfull adesso nelle boutique del marchio è il momento di gloria della borsetta Galliera.
di Eva Desiderio