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'Porno' nel titolo del film
Niente recensioni sui giornali

'Zack e Miri girano un porno' è una commedia degli equivoci, che racconta la storia di due squattrinati amici che, per far fronte ai loro problemi economici, s’improvvisano produttori di un film hard. La visione è già stata vietata ai minori di 17 anni

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Una scena del film 'Zack e Miri girano un porno' (Ap Photo/LaPresse) New York, 31 ottobre 2008 - 'Zack and Miri make a porno' (Zack e Miri girano un porno), è una commedia brillante e uscirà nelle sale americane venerdì, eppure ben pochi giornali ed emittenti televisive sembrano disposte a pubblicizzarla. Motivo? Quella parola, - porno, - crea ben più di un pregiudizio sul contenuto della pellicola firmata da Kevin Smith.

 

Non basta che la Motion Picture Association of America, che vigila sul contenuto dei film distribuiti negli Stati Uniti, abbia vietato la visione a minori di 17 anni a causa di contenuti espliciti e linguaggio giudicato inappropriato, ma è diventato oggetto dell’ostracismo di 15 testate e televisioni che non ne vogliono sapere di pubblicare recensioni del film.

 

Come riporta il Wall Street Journal, Kevin Smith si è dichiarato sbigottito per il polverone sollevato dalla vicenda e per la decisione di imporre un veto sulla pellicola. “Non posso credere che tutto ciò stia succedendo nel ventunesimo secolo. Mi auguro che gli spettatori vedano il film per quel che realmente è”, a suo dire una divertente e ironica commedia degli equivoci, che racconta la storia di due squattrinati amici che, per far fronte ai loro problemi economici, s’improvvisano produttori di un film porno.

 

A vedere il trailer del film, le parole di Smith sembrano veritiere, ma non sono bastate a dissuadere i media dal proposito di non trasmettere le anteprime, a meno che, come hanno suggerito alcune emittenti televisive, la parola “porno” non fosse eliminata dal titolo. Anche la locandina del film ha creato non pochi problemi: a Boston sono fioccate lamentele da parte delle associazioni per la tutela dei minori, mentre a Filadelfia l’affissione è stata preventivamente vietata dal sindaco per evitare polemiche.










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