L'attore spiega che alle interpreti femminili sono riservati quasi sempre o "ruoli da sex symbol oppure da tormentate". Poi aggiunge: "Se gli italiani vengono chiamati a lavorare all'estero è perché qui ci sono talenti"
Roma, 4 novembre 2008 - Il cinema italiano è maschilista. A dirlo è Pierfrancesco Favino attualmente nelle sale con ‘L’uomo che ama’. “Da uomo penso che le attrici italiane siano ancora penalizzate - spiega in un'intervista al settimanale 'Tu' -. È come se nel cinema ci fossero sottoquote rosa: ogni tre parti da uomini ce n’è una da donna. E per la maggior parte sono ruoli da sex symbol oppure da tormentate”, ha dichiarato l’attore.
Favino, reduce con Tom Hanks dal set di ‘Angeli e demoni’ per la regia di Ron Howard, non si sente un divo internazionale. “Se un attore italiano viene chiamato a lavorare in Francia o in America è perché qui abbiamo dei talenti e sarebbe il caso di accrescerli e valorizzarli”.
Sulla tv afferma: “Trovo inutile lo snobismo di alcuni colleghi verso la televisione dal momento che è il mezzo che rappresenta la cultura generale di un Paese, molto più del cinema. Prossimamente - sottolinea - mi vedrete nella miniserie 'Pane e libertà' sulla vita del sindacalista Giuseppe Di Vittorio. Un lavoro di cui sono molto orgoglioso”.
Nonostante il successo e la popolarità, Favino rifiuta il titolo di sex symbol. “E’ strano - dice - sentirmi dire che sono considerato affascinante. Sono consapevole di avere un volto che divide, c’è chi lo ama e chi lo respinge totalmente. Però sono felice di averlo così: è di gomma, duttile. Insomma - conclude - è grazie a questa faccia che posso interpretare personaggi diversi”.