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TORINO FILM FESTIVAL

Niente italiani in concorso
Moretti non fa l’autarchico

Il regista, direttore della rassegna, ha presentato i 15 titoli in gara: tutti stranieri. Tra i più attesi 'W.' di Oliver Stone. La 26ma edizione della manifestazione si svolgerà dal 21 al 29 novembre

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Nanni Moretti (Ansa) Roma, 8 novembre 2008 - Non conosce soste l’Italia dei Festival. Appena chiuso quello di Roma, arrivato subito dopo la Mostra del Cinema di Venezia, ecco ai nastri di partenza il Torino Film Festival, in programma dal 21 al 29 novembre. Un problema queste date ravvicinate? «Su questo non ho nulla da dire», risponde laconico Nanni Moretti, diplomatico come non mai. Direttore dall’anno scorso del TFF, il regista ha presentato ieri nel suo cinema, il Nuovo Sacher, la ventiseiesima edizione della manifestazione torinese: 230 titoli selezionati su circa tremila visionati. Guida una manifestazione cinematografica che può contare su un budget, intorno ai tre milioni di euro, ben diverso da quello di Venezia (di 11 milioni di euro) e di Roma (15 milioni di euro), ma di consolidato prestigio. Che ha poi in Nanni Moretti, molto presente durante le giornate di Festival, il proprio valore aggiunto e un ulteriore, sicuro motivo di richiamo.

 

Apertura, venerdì 21 novembre, al Teatro Regio, con il film di Oliver Stone, che sarà presente alla proiezione, W., sul presidente Usa George W. Bush: un film che, secondo alcune voci, sarebbe stato escluso da Roma per motivi politici e che, comunque, in Italia non ha ancora distribuzione. «Ho visto il film. Ha un cast pazzesco. Sarebbe un peccato — dice Moretti — se questo film di Stone non trovasse distribuzione in Italia perché, rispetto ad altri suoi, è stilisticamente più trattenuto, meno roboante».

 

Sezione principale del TFF, quella dei lungometraggi in concorso: quindici, tra i quali nessun italiano. Ma nessun titolo italiano figura anche tra i lungometraggi fuori concorso. Un dato questo, che differenzia molto il cartellone di Torino da quelli di Venezia e ancora più di Roma, dove i lungometraggi italiani erano complessivamente ventuno. «Tra i film italiani che abbiamo visto, che ci sono stati proposti, non ne abbiamo trovato nessuno — spiega Moretti — che ci convincesse né per il concorso né per il fuori concorso». E aggiunge: «Neanche l’anno scorso ce n’erano. Poi ci siamo inventati uno spazio particolare, “Panorama italiano”, nel quale abbiamo presentato alcune pellicole come quella di Wilma Labate, di Fabrizio Bentivoglio e altre. Magari il prossimo anno ci saranno di nuovo».

 

Poche, come del resto anche negli altri due Festival, le pellicole americane: tra queste, fuori concorso, il film di Madonna Filth and Wisdom. «A differenza del 2007 i film americani presenti sono tutti produttivamente molto più piccoli: film a basso costo, produzioni indipendenti», precisa Moretti.

 

Totalmente italiane due sezioni: quella dei documentari e dei corti in gara. E ci tiene Davide Oberto, curatore di questa sezione, a precisare che «quello torinese è il più importante concorso di documentari italiani». Dodici quelli in concorso, più un tredicesimo fuori concorso, firmato da Gabriele Vacis, dedicato alla cittadina in cui vive, alla periferia di Torino, Settimo Torinese. Omaggio, poi, a Roman Polanski. Verranno riproposti tutti i suoi diciassette lungometraggi, i corti, le pubblicità che ha girato, i film a cui ha partecipato come attore, tra i quali Una pura formalità di Giuseppe Tornatore. Verrà anche proiettato in anteprima italiana il documentario, RP Wanted and Desiderd, in cui la giornalista Marina Zenovich ricostruisce la vicenda giudiziaria, iniziata nel 1977, a causa della quale Polanski, accusato di avere avuto una relazione sessuale con una minorenne, non ha più messo piede negli Stati Uniti. E si annuncia come di grande interesse e divertimento, il duetto tra Polanski e Moretti, in programma sabato 22 novembre.

 

Tra le altre proposte, una sezione dedicata a film di contenuto politico, come Mai 68, la belle ouvrage, sul ’68 francese, o come The Sun Street Boys, sulla disperata rivolta dei ragazzi ungheresi contro i carri armati russi, nel 1956. E ancora, British Renaissance, una retrospettiva dedicata a quella grande stagione del cinema inglese tra gli anni Ottanta e Novanta, aperta dal pluripremiato (4 Oscar), Momenti di gloria di Hugh Hudson. Quanto al suo futuro come direttore del TFF, Moretti non si sbilancia. Il contratto prevedeva il suo impegno per l’anno scorso e per quest’anno. «Ne parleremo dopo la fine del Festival, ai primi di dicembre», glissa il regista. Ma non sta preparando, dice, un nuovo film. Quindi, il Festival di Torino può sperare di averlo ancora come carismatico direttore.

di Beatrice Bertuccioli










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