Amore e coca sul comò Sanremo canta la crisi
In anteprima i brani dei Big: Valerio Scanu la sorpresa, Cristicchi 'politico' fra Carlà e nonsense. Malika e Irene Grandi con passione, sinfonico Morgan

Milano, 22 gennaio 2010 - Incomincio da quelle, pochissime, che non ho ancora sentito di Sanremo. Pupo sta lavorando a 'Italia, amore mio' e non l’abbiamo potuto e voluto disturbare. Povia risponde agli sms giurando che è ancora in studio di registrazione. Ne riparleremo fra una settimana. Morgan ha perso l’ultimo file mercoledì notte e arranca un po’ seccato (con il suo computer). "Fatto tutto da solo e vorrei completare l’opera dirigendomi mentre canto al teatro Ariston grazie a uno specchio. La sera è qualcosa che non è stato ancora scritto, musica sinfonica tardo romantica, più Scriabin che Mahler, con il controfagotto e il clarinetto basso (aggiungerò gli ottoni a Sanremo). Il testo è poesia, dalla Divina Commedia in poi. La scrittura contemporanea sta ormai nella produzione di una canzone, che nasce in un modo e può diventare infinite ma precise altre cose. Lo trovo eccitante".
Il segreto di Pulcinella mette fuori legge e fuori gioco il web, quindi bisogna ricorrere a metodi antichi: l’ascolto privato e manuale, quello che corre su cavo, l’ascolto delle impressioni altrui (il fischio e gli strumenti suonati con la bocca). Caterina Caselli parla di Ricomincio da qui e di Malika Ayane con passione. La ragazza scrive con Ferdinando Andò e Gino Pacifico, Vincent Mendoza arrangia le quinte teatrali, quel che sta dietro alla modulazione melodico emotiva, riempie le aperture armoniche dalla finestra all’orizzonte. Malika racconta un cambiamento che forse passa per un piccolo tradimento. "Non voltarmi mai... non pentirmi mai... ricomincio da qui e avrò solo il cielo sopra di me".
Sul cocuzzulo dei cantastorie d’autore, ci infilo Enrico Ruggeri e La notte delle fate. Tre flash, tre donne a una svolta. Lampi di verità che squarciano la notte e uno stile diverso. È un tema sentimentalmente sociale, mentre altre canzoni sono lo specchio, anche opaco, dei tempi in cui viviamo. Il rap ristruttura le filastrocche 'politiche' degli anni ’60, da Gian Pieretti a Celentano. Francesco 'Frankie' Di Gesù e Simone Cristicchi sono una coppia forte e Meno Male e parte da lì per virare verso lo sberleffo alla Gaetano. Ma il linguaggio è più consapevole e ci ricorda tutte le notizie monnezza nell’era del gossip. Fulmimante lo slogan ponte: "Meno male che c’è Carla Bruni, siamo fatti così, Sarkosì sarkosì.... se si parla di te il problema non c’è". E "ambarabaciccicoccò soldi e coca sul comò". Tutto elettronica, archi e trombe beatlesiane.
Colpisce il segno l’invettiva reggae di Fabrizio Moro, Non è una canzone è anche una sfida e una rivoluzione: "questa è la mia vita non è una prigione, perché la mia vita è una grande occasione". Jammo ja’ di Nino D’Angelo parla dei meridionali che si guadagnano il pane e tengono "’o sudore int’ ’e mane", le prime vittime del mal essere che c’è al Sud. Su un tappeto di suoni campionati, in una strada di voci.
Toto ha vinto la sua sfida. Aereoplani è il miglior Cutugno, quello crepuscolare all’ultima fermata di un’amore: "stringimi forte le mani e voleremo come aereoplani". Francesco Bianconi (Baustelle) e Irene Grandi firmano La cometa di Halley, un modo diverso di querdare il destino verticale "Io di dico addio. Tu mi dici ciao. Ciao". Geniale. Pierdavide di Amici ha regalato, complice Maria, 'Per tutte le volte che...' a Valerio Scanu, possibile sorpresa del festival. Tandem da urlo.
Grazioso 'Per tutta la vita' di Diego Calvetti per Noemi, con simpatia pop ma minore freschezza. Muscoli vocali e di chitarre mostrano i Sonhora in 'Baby', solo free climbing il bravissimo Marco Mengoni di X Factor in 'Credimi ancora'. Tema vago, non vacuo, non alla sua altezza. 'Che dire' di Arisa, passa da Luttazzi al Trio Lescano dopo aver cambiato color dei capelli, gli occhiali e aver rifiutato un film. Rimane Irene Fornaciari con i Nomadi in un piccolo e tardivo cameo. La ragazza ha voce ma 'Il mondo piange' e lei vorrebbe sapere il perché: forse basterebbe leggere di più. Al modello post hippy preferisco l’aia contadina, di domenica... Come babbo Adelmo.
Marco Mangiarotti
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