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di Piero degli Antoni
La sua risata è subito diventata il tormentone del Festival. Qualcosa a metà tra un nitrito equino e uno starnuto soffocato. La cosa meno erotica che si possa immaginare. Ivana Mrazova, la convitata di pietra (anche per via del collo) di questo Festival, ha brillato soprattutto nei giorni in cui non c’era. L’assenza ha creato un’atmosfera di pruriginosa attesa che ha sollecitato aspettative impossibili da rispettare. Come minimo, alla seconda serata, avrebbe dovuto fare un triplo salto mortale carpiato mentre intonava 'Nessun dorma'. Invece, poverina, la diciannovenne ragazza ceca si è limitata a quello che uno stuolo di vallette straniere fa qui a Sanremo da un quarto di secolo. Storpia i nomi e, subito dopo, ride. Probabilmente se sapessero l’italiano non le prenderebbero nemmeno. Da qui sono passate fulgide meteore velocemente inabissatesi nella baia davanti al Casinò.
Qualcuno ricorda per esempio Federica Felini, la musa fortemente voluta da Bonolis? Scomparsa dai radar. Ci vorrebbe ben altri che il commissario Montalbano per scoprire come e soprattutto perché vengono arruolate, ma su questo stendiamo un velo pietoso (lo stesso di cui avrebbe avuto bisogno anche Belen, se vogliamo). Se una lezione si può imparare da questo Sanremo, è che al secondo anno di leva le ragazze sembrano cavarsela meglio. Canalis e Rodriguez hanno svettato per disinvoltura, simpatia, eleganza, oltre a spacchi e farfalline. Il prossimo anno riportateci Ivana, vedrete che sembrerà Eleonora Duse.