Sherlock Holmes?
Sì ma somiglia a 007
Il film di Guy Ritchie
contro tutti i cliché
I protagonisti sono dei veri sex symbol. Robert Downey Jr. e Jude Law vestono i panni dell'investigatore inventato da Arthur Conan Doyle e del suo assistente
Roma, 15 dicembre 2009 - "Le mani, invariabilmente macchiate d’inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare i fragili strumenti della sua filosofia".
Così scriveva Arthur Conan Doyle del detective che aveva inventato (o no? il mistero continua a far discutere). E quando lo scrittore fu nominato Sir, gli sherlockiani scossero il capo: "Baronetto? Ridicolo! Santo avrebbero dovuto farlo" (fu un reportage sulla guerra boera, peraltro, a fargli ottenere il titolo e non la sua divina creatura). Di sherlockiani (o holmesiani) ne esistono due correnti, ortodossi e fondamentalisti, agglomerati in migliaia di circoli sparsi in tutto il mondo. Immaginiamo costoro al cospetto del nuovo kolossal di Guy Ritchie intitolato semplicemente Sherlock Holmes, ma che stravolge uno dei personaggi letterari e cinematografici più amati di tutti i tempi.
Tanto per cominciare quelle mani dal tocco delicato tranciano l’aria con colpi micidiali d’arti marziali. E una. Poi la sua leggendaria flemma è sparita, sostituita da iperattività consumata da inseguimenti rocamboleschi e fughe adrenaliche da attentati dinamitardi. Infine, via la mantella scozzese, via la lente d’ingrandimento, via libera ai tatuaggi piuttosto. Non è tutto: il fedele Watson è ancora più scatenato di lui e con tutto il fascino che ci mette Jude Law nel recitare il ruolo del medico amico di Holmes. Legati, in questo film, da un’amicizia così intima da far sottintendere velatamente un’attrazione omosessuale: il legame fra di loro mette perfino a rischio le nozze imminenti di Watson con Mary. Restano, almeno, la logica ferrea ("Quando hai eliminato l’impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verità") e la capacità sovrumana di notare ogni dettaglio (metodi deduttivo e abduttivo, insegnano gli sherlockiani) affidate alla mimica e alla fisicità di Robert Downey Jr. Questa megaproduzione angloamericana presentata ieri a Londra - uscirà nelle sale il 25 dicembre - ricorda ricorda più uno '007' che il personaggio di cui ognuno di noi porta nella memoria la stessa iconografia.
Il kolossal dovrebbe rappresentare il salto di qualità dell’ex marito di Madonna, finora buon regista di pellicole indipendenti. Ritchie ha ricreato una spettacolare Londra vittoriana in cui si muovono i “nuovi” Holmes & Watson contro il malvagio Lord Blackwood (Mark Strong) intenzionato a dominare il mondo. Il finale lascia aperta la porta a un sequel, se questo Sherlock Holmes avrà il successo che sperano produttori (tra cui Lionel Wigram, che ha anticipato questo film con un suo fumetto su Holmes) e regista. Secondo Robert Downey il sequel ci sarà quasi certamente.
"Volevo fare un film che mantenesse l’identità inglese, ma avesse dietro soldi e forza americana", ha spiegato Ritchie alla Freemasons Hall, nella sede londinese della massoneria, dove sono state girate alcune scene. "Per me era necessario che fosse un mix di queste due cose. Ora che esce vedremo se avrà funzionato". Per Ritchie, il suo Holmes è più vicino alla natura del personaggio scritto da Sir Arthur Conan Doyle di quanto non lo fossero i personaggi un po’ rigidi della tv e del cinema, come il leggendario Basil Rathbone, lo Sherlock degli anni Quaranta. "Sapevo che questo Watson era molto diverso dall’originale che avevo letto da bambino", ha detto Jude Law. "Doveva essere rinnovato, riscoprendo come lo disegnava Conan Doyle, ma dandogli anche nuova energia".
Strambo ed imprevedibile come il suo personaggio, a Downing Jr., che per anni ha combattuto con le tossicodipendenze, qualcuno ha chiesto perché nel film non ci sia riferimento alla 'soluzione al 7%' (la cocaina che usa Holmes): "Ah - scherza lui - ma io non sono mai andato sotto a quella percentuale... ma, scherzi a parte, la sfida era renderlo fedele al materiale originale, rispettandolo, ma anche cambiandolo per adattarlo. Credo che questa sia un’interpretazione del tutto nuova, che abbiamo fatto consapevoli della responsabilità di rivedere un simile personaggio".
"Io credo che Holmes e Watson siano due aspetti che ritroviamo in ognuno di noi, quindi hanno un rapporto molto stretto, quasi da commedia romantica", dice Downey Jr. E quando un giornalista chiede a Jude Law se stia per ritrasferirsi dagli Usa all’Inghilterra insieme a Sienna Miller, lui guarda Robert e risponde: "L’unica persona di cui io sia innamorato al momento è qui alla mia sinistra". Elementare, Watson.
di Annalisa Siani
