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'Vallanzasca' al Lido Placido: "C'è di peggio nel Parlamento"

Il regista porta in Laguna la storia del 'bel Renè' interpretato da Kim Rossi Stuart. I familiari delle vittime del bandito, però, lo bocciano: "Non è il sentimento di vendetta, ma solo desiderio di giustizia"

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Venezia, 6 settembre 2010 - "Non sono cattivo, ho un lato oscuro un po' più pronunciato". Sono queste le parole con cui Renato Vallanzasca nel 1987 l’anno del suo ultimo e definitivo arresto, si descrive durante un’intervista a un’emittente radiofonica.

Sbruffone fino in fondo il Renato Vallanzasca raccontato da Michele Placido nel suo 'Vallanzasca - Gli angeli del male', film presentato fuori concorso alla 67esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è un film che non mancherà di far discutere.

Protagonista un bravissimo Kim Rossi Stuart, somigliante fisicamente al ‘Bel René’, con un impeccabile accento milanese tratteggia un personaggio, quello del bandito, che a tratti fa affiorare un’umanità insospettata che cozza radicalmente con l’efferatezza della sua vita, segnata dalle morti di innocenti servitori dello Stato. E nel film il regista fa ammettere a Vallanzasca: “C’è chi nasce ladro. Non sono una vittima della società, avrei potuto fare altro”. Ma altro Vallanzasca non ha voluto fare.

Il film fornisce la riscostruzione delle ‘prodezze’ del bandito della Comasina , gli ambienti, i volti e le atmosfere, danno lo spaccato di un’epoca in cui il Nord Italia era messo a ferro e fuoco dalla banda Vallanzasca. Nel cast ci sono anche Filippo Timi, Valeria Solarino, Francesco Scianna e due nomi internazionail: Moritz Bleibtreu e Paz Vega.

"In questi giorni se ne sono dette tante su fatto che Vallanzasca sia il pericolo numero uno in Italia dal Dopoguerra ad oggi - ha spiegato Placido in conferenza stampa - Sembra quasi che non siamo informati di cosa è accaduto in questi anni su stragi mafiose, terrorismo nero e rosso. Vallanzasca ha le sue colpe sta pagando, uno dei pochi che stanno ancora in galera, ci sono persone che stanno in Parlamento che sono peggio di Vallanzasca, questo è un dato di fatto".
 

"E’ evidente che rispetto il parere delle vittime - ha proseguito Placido - sono stato in collegio dai preti e sono stato un poliziotto, insomma ho studiato da vero italiano con tutta la nostra educazione cattolica e garantista. Però mi sono detto sono in grado di raccontare un criminale? Mi interessava affrontare il tema come artista. Poi è entrato Kim Rossi Stuart che mi ha dato il coraggio, lui voleva cimentarsi, giustamente, come attore. Abbiamo fatto questo viaggio insieme con tutta l’onestà che ci contraddistingue. Ho messo nella storia di Vallanzasca tutta la nostra distanza dal personaggio.Vallanzasca è stato un mito negli anni’70, un mito costruito anche dalla stampa. E’ un mistero perché aveva una simpatia e una leggerezza particolare, nel mistero c’era il criminale. Non era un personaggio da Lombroso e questo è il suo mistero".

Kim Rossi Stuart, per il ruolo del bandito della Comasina, sfodera unperfetto accento milanese: "Sono stato molto a Milano e ho avuto come coach un attore di teatro milanese molto in gamba. Sul ruolo che ho deciso di interpretare, Placido mi ha citato una frase di Brecht: ‘mi son seduto nel posto di chi ha torto perché tutti gli altri posti erano occupati’. E’ molto calzante per questo personaggio. una cosa che mi è piaciuta di Vallanzasca è che non è un furbo, che è un vizio molto italiano che ci crea dei problemi. Capisco i parenti delle vittime, la sofferenza e il dolore di chi ha vissuto questa vicenda in prima persona, ma il cinema, la letteratura necessariamente si devono occupare di queste cose”.

Per l’attrice spagnola Vega è stata “un’esperienza straordinaria poter lavorare con Michele Placido, come regista dà libertà d’interpretazione, mi sono divertita molto. Il personaggio di Antonella che esiste nella vita reale mi ha aiutato e per come l’ho costruito ho avuto la sua. E’ una donna vissuta in un mondo di uomini, una donna molto intelligente, forte e passionale. ha saputo vivere in mondo molto difficile e duro”.

Rispondendo a un giornalista che gli chiedeva perché nel 2010 Placido ha voluto fare il ritratto a un criminale invece che a un artista o comunque a un personaggio positivo italiano, il regista ha risposto: "Ho fatto Padre Pio, Falcone. In ogni uomo c’è il bene e il male ho voluto conoscere il bene e il male che c’è in ognuno di noi".

Per Vallanzasca si è parlato di un’etica criminale. Su questo punto Michele Placido ha precisato: “Vallanzasca è nato criminale e non lo nasconde. Si è assunto la responsabilità di tutti i delitti, tutti quelli della banda anche se non è vero ma lo ha fatto davanti ai giudici. Non ha mai sparato a persone inermi, non si è mai arricchito, ha commesso una serie di crimini in sei mesi di follia. Anche nei paesi più evoluti, in Svezia, Olanda quando uno ha fatto 40 anni di carcere dovrebbe uscire. In Italia dovremmo essere più comprensivi come paese cattolico". In ogni caso Vallanzasca prosegue Placido “non ha mai accettato di mischiarsi con la Banda della Magliana né con la Mafia”. Anche questa è una forma di etica, per il regista. 

 

PRIME POLEMICHE - Nessun applauso e nessuna reazione eclatante ha accolto la prima proiezione stampa, ma un secco "no" alla presentazione del film arriva dall'Associazione di volontariato Vittime del Dovere, i parenti dei poliziotti trucidati negli anni Settanta dal bandito. "Non è il sentimento di vendetta - scrive il presidente dell’Associazione, Emanuela Piantadosi, in una lettera al Corriere della Sera - ma solo il desiderio di giustizia".

"Necessario e fondamentale il recupero previsto dal nostro ordinamento penitenziario per quanti hanno sbagliato, tuttavia il passato non si può e non si deve cancellare. I mass media hanno il grande potere di veicolare messaggi positivi ai nostri giovani. E se è vero che rappresentare vite sbagliate, come dice qualcuno, puo’ avere una funzione educativa, riteniamo - si legge ancora nella lettera - che le trasposizioni cinematografiche o letterarie che narrano le gesta di criminali, protagonisti di fatti di cronaca, edulcorate da dialoghi romanzati, dalla presenza di attori conosciuti e dalle ambientazioni studiate ad arte, costituiscano una pericolosa tentazione all'emulazione per soggetti particolarmente fragili o non ancora maturi".

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