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Arriva 'Viavai'. E Bruno Bozzetto sogna la Pixar

Il grande disegnatore prepara il nuovo lungometraggio

Nel nuovo lavoro si ipotizza un futuro intasato dal traffico

BRUNO BOZZETTO
BRUNO BOZZETTO

SE WALT DISNEY amava dire ai suoi collaboratori "Ricordatevi che tutto ha avuto inizio da un topo", Bruno Bozzetto (il più grande autore italiano di cartoon) può certo replicare che tutto è partito da un’asse da stiro: "Mio padre mi aveva creato una singolare cinepresa in cima a un’asse da stiro modificata", racconta Bozzetto che in questo modo assai artigianale realizza, nel 1958, il cortometraggio 'Tapum', con il quale conquista il pubblico di Cannes e il critico del 'Giorno', Pietro Bianchi. "Bianchi uscì sfinito dalla proiezione di un film con Sofia Loren ed entrò nella sala dove si proiettava il mio 'Tapum'. E il giorno dopo il titolo del giornale era: “'Bozzetto meglio della Loren'”.

DA LÌ una straordinaria carriera come autore di serie tv in animazione, cortometraggi di vario tipo (compresi quelli divulgativi con Piero Angela), creazione di personaggi (il sempre attuale 'Signor Rossi'), nomination all’Oscar (con 'Cavallette' nel 1991) e tre lungometraggi di grande successo: 'West and Soda' (1965), 'Vip, mio fratello superuomo' (1968) e 'Allegro non troppo' (1976). Adesso, a 36 anni dal suo ultimo lungometraggio a cartoni Bozzetto (atletico 74enne, nato a Milano, ma bergamasco da sempre) rilancia e torna con un nuovo affascinante progetto: 'Il mistero del Viavai', del quale ha già scritto il soggetto, la sceneggiatura (con Nicola Ioppolo e Valentina Mazzola) e realizzato una serie di prove grafiche. Una storia divertente che parte da un pianeta Terra totalmente paralizzato dal traffico e devastato dall’inquinamento (scenario fin troppo attuale) e da un’inquietante termite gigante che vive su un altro pianeta dove sforna uova con le quali invadere la Terra. Toccherà a due improbabili gemelli (Micro e Macro) salvare il mondo dopo un’avventura ricca di gag e di trovate esilaranti.

QUESTO ritorno di Bozzetto al lungometraggio non è importante solo per il panorama italiano, ma sta già catalizzando l’attenzione dei produttori internazionali. Il progetto ha convinto il Ministero dei beni culturali (che lo ha finanziato, classificandolo quarto tra 91 proposte) e interessa produttori tedeschi, francesi e canadesi.
Bozzetto, com’è tornare al lungometraggio oltre trent’anni dopo un successo come 'Allegro non troppo'?
"Non mi sono posto molto il problema, finora. Perché l’aspetto creativo è lo stesso, sia che si scriva un cortometraggio che se si progetti un lungometraggio. L’impegno cambia nella fase di realizzazione e produzione. Magari quando ci arriviamo mi spavento e cambio idea".
Nel mondo che immagina nel nuovo film, tutte le strade sono intasate, le auto sono bloccate nel traffico, ma chi cammina a piedi è considerato un pazzo. Una denuncia di un possibile imminente futuro?
"Voglio dimostrare che in questa società arriviamo alla paralisi totale, il traffico continua a peggiorare e così invaderemo tutta la terra. Da qui c’è l’invenzione di questo “Viavai” con il quale puoi spostarti da un luogo all’altro, da un pianeta all’altro".
Come valuta la produzione italiana attuale di lungometraggi?
"C’è un po’ poco. C’è Enzo D’Alò che sta lavorando al suo 'Pinocchio'. Sì, poi ci sono altri esempi come le 'Winx', ma è un tipo di prodotto molto diverso da quello che faccio io. Direi più commerciale e il fatto che vadano bene questi film è positivo, perché comunque sostengono tutto il settore. Ma il tipo di lavoro che piace a me è diverso".
In che senso?
"Un lavoro più di fantasia, la creazione proprio di un mondo nuovo".
Ci sono realtà dell’animazione italiana che le piacciono e che fanno quel tipo di lavoro?
"Ci sono tanti piccoli studi, tante persone di talento. Ma tutti troppo piccoli per reggere il confronto con le grandi produzioni. Per esempio, Joshua Held mi piace molto, è geniale".
E a livello internazionale?
"Tutto quello che fa la Pixar: i loro lavori sono di altissimo livello, di grande divertimento. Ho incontrato John Lasseter ed è stato bello e commovente scoprire che conosceva i miei film. Mi ha invitato a parlare ai suoi collaboratori alla Pixar, per me è un po’ imbarazzante parlare di me e presentare i miei lavori ai più bravi del mondo".
Lavorare con la Pixar è il sogno nel cassetto?
«Be’ sì, anche se io faccio un lavoro più artigianale. Però mi piacerebbe entrare nella parte creativa, nella fase in cui nascono le storie. Sì, è un sogno».

 

Roberto Davide Papini

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