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'Hugo' di Scorsese o 'The Artist'

Corsa a due verso l'Oscar

Testa a testa fra il Méliès di Martin e il bianco e nero di Hazanavicius

Martins Scorsese, nominato come miglior regista per il film 'Hugo Cabret' (Olycom)
Martins Scorsese, nominato come miglior regista per il film 'Hugo Cabret' (Olycom)

New York, 25 gennaio 2012 - C’È SOLO il cortometraggio “La luna” di Enrico Casarosa ispirato all’infanzia e la conferma della bravura di Francesca Lo Schiavo e Dante Ferretti per la scenografia di “Hugo” a rappresentare l’Italia nella notte degli Oscar, ma l’84a edizione dell’Academy si distinguerà anche per un’altra scelta. Invece di 10 pellicole candidate al miglior film dell’anno dopo la «rivoluzione» della passata edizione che ha raddoppiato il numero delle nomination per far salire la suspense, ne sono state ritenute degne soltanto 9. Nessuna di queste è un kolossal o un campione d’incassi. Ci sono storie raffinate che si rifanno agli anni ’20 come “Hugo” di Scorsese (un viaggio agli albori della settima arte, destinazione Méliès) e il muto di “The Artist” diretto da Michel Hazanavicius, ma anche allo schiavismo del Sud con “The Help” ai cavalli eroi con “War Horse” di Spielberg. C’è un grande ritorno di Woody Allen col delizioso “Midnight in Paris”, una bella e matura prova di Clooney padre-coraggio in “The Descendants” di Alexander Pyne, e un travolgente Brad Pitt in omaggio al baseball come “Moneyball”. Forse da questa lunga lista che comprende anche “Extremely Loud and Indredibily Close” che si rifà alla tragedia dell’11 settembre e il controverso “The Tree of life” di Terrence Malick mancano “The Girl With the Dragon Tattoo” e l’intenso “The Iron Lady” con Meryl Streep (candidate però le protagoniste), ma senza dubbio il lavoro dei giurati dell’Academy è stato impegnativo. Spielberg, Scorsese e Allen nella categoria dei migliori registi se la vedranno con Payne, Malick e Hazanavicius, ma è nella categoria degli attori protagonisti che la sfida tra George Clooney, Brad Pitt, Demián Bichir, Gary Oldman e Jean Dujardin si farà intensa così come nel settore femminile dove la superba Maryl Streep che interpreta la Thatcher non vorrà concedere nulla alla Glenn Close travestita da uomo in “Albert Nobbs”, a Viola Davis per “The Help”, alla brava Michelle Williams-Monroe in “My Week With Marilyn” o alla strepitosa Rooney Mara di “The Girl With the Dragon Tattoo”. Anche se tanti attori e registi non sono alla loro prima statuetta, quest’anno c’è incertezza totale sui pronostici. Dal numero di nomination l’avventura del bambino “Hugo Cabret” potrebbe portare fortuna a Scorsese come miglior pellicola dell’anno insidiata però molto da vicino dal muto e bianco e nero di “The Artist”.

PIÙ CHE UN ANNO di trionfi Hollywood celebrerà il 26 febbraio una stagione di film di qualità a volte anche al centro di polemiche come il thriller “Extremely Loud and Indredibily Close” che si gioca sullo sfondo della tragedia di Ground Zero e vede Max Von Sydow in lizza come miglior attore non protagonista. L’atteso verdetto del Kodak Theater verrà maneggiato con cura da un veterano degli Oscar, quel Billy Crystall che ha già guidato diverse edizioni e si presenta come rimotivato salvatore degli Studios. Subentra a due giovani come James Franco e Anne Hathaway che lo scorso anno ce l’avevano messa tutta senza convincere e soprattutto senza divertire. Con Clooney, Brad Pitt, Meryl Streep, Rooney Mara in prima fila lo spettacolo è comunque assicurato.

 

Giampaolo Pioli

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