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L'arte di vincere, Caputi: "Sport, la testa è tutto"

Intervista al giornalista: "Calcio e baseball pianeti diversi"

Oggi arriva nelle sale 'L’arte di vincere', il film che racconta la vera storia del general manager della squadra di baseball degli Oakland Atlethics, Billy Beane, interpretato da Brad Pitt. E Massimo Caputi ci dà una chiave interpretativa

Una foto di scena del film 'MoneyBall, l'arte di vincere' con Brad Pitt (Ansa)
Una foto di scena del film 'MoneyBall, l'arte di vincere' con Brad Pitt (Ansa)

Roma, 27 gennaio 2012 - Oggi arriva nelle sale 'L’arte di vincere', il film che racconta la vera storia del general manager della squadra di baseball degli Oakland Atlethics, Billy Beane, interpretato da Brad Pitt sul grande schermo. Aiutato del giovane Peter Brand (Jonah Hill), Beane decise di utilizzare modelli matematici e statistici per rivalutare giocatori poco quotati sul mercato ed ottenere così, con un budget di molto inferiore a quello delle big del baseball, una squadra vincente.

Abbiamo chiesto al giornalista sportivo Massimo Caputi se, secondo lui, è possibile adottare una filosofia simile nel calcio italiano, e riuscire ad ottenere buoni risultati a fronte di una spesa inferiore rispetto ai budget delle grandi squadre. L’arte di vincere, diretto da Bennett Miller, ha ricevuto sei nomination all’Oscar, incluse quelle come miglior film e come miglior attore per Brad Pitt.

D: L’arte di vincere racconta la vera storia di Billy Beane, il general manager degli Oakland Atlethics, che ha sconvolto il mondo del baseball scegliendo giocatori poco quotati sul mercato e valorizzando le loro potenzialità. Lei userebbe lo stesso metodo statistico per formare una squadra vincente e competitiva nel calcio italiano?
R: Solamente in parte, perché il calcio, anno dopo anno, si sta basando molto su studi e statistiche che società specializzate forniscono quotidianamente alle varie società di calcio. Le suddette statistiche sono uno strumento utilissimo, ad esempio, per poter acquistare dei calciatori che non hanno dei grandi nomi ma che in base a questi numeri garantiscono affidabilità e prospettive. Però il calcio, soprattutto in Italia, ha delle componenti psicologiche, mentali e caratteriali che impongono di prendere cautamente determinati dati freddi e oggettivi.

D: Quindi l’aspetto psicologico è importante; questo lo vediamo anche nel film, in cui Billy Beane capisce che deve essere più vicino ai giocatori e sviluppare con loro un rapporto. Quanto pesa la psicologia sul giocatore e sui suoi risultati?
R: Ci sono delle soggettività che nel calcio sono fondamentali, come ci dimostrano tanti esempi. Mi vengono in mente calciatori che hanno disputato grandi campionati in squadre di provincia ma che poi, catapultati nelle grandi realtà della serie A, non sono riusciti a produrre qualità di gioco e prestazioni perché caratterialmente o psicologicamente non si sono ambientati o non hanno saputo reggere la pressione delle grandi tifoserie.

D: Fantasticando un po’ e volendosi divertire, quale sarebbe la sua probabile formazione? Quali giocatori sceglierebbe, non particolarmente quotati sul mercato, per formare una squadra vincente?
R: Considerando che sarebbe fin troppo semplice prendere giocatori affermati per formare una squadra di qualità e livello, ma pensando in base al rendimento e al loro costo, diciamo che una probabile formazione potrebbe essere formata da: Sorrentino (Chievo Verona) in porta, poi metterei come esterni di difesa Vitiello (Siena) e Agostini (Cagliari), come centrali difensivi Nastasic (Fiorentina) e Heinze (Roma), quindi al centrocampo Almiron (Catania) e Padoin (Atalanta). Sugli esterni Gòmez (Catania) e Lulic (Lazio). Taider (Bologna) alle spalle di Pinilla (Cagliari), per un 4-2-3-1 ipotetico.

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