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'Sparkle' è destinato a un buon successo di pubblico e debutta insieme a una grande mostra a Los Angeles sulla cantante, morta lo scorso febbraio per overdose dall'inviato Giampaolo Pioli
dall'inviato Giampaolo Pioli
New York, 18 agosto 2012 - La gente corre ai botteghini e applaude perché lo considera un «biglietto-tributo» a pochi mesi dalla sua tragica scomparsa. Whitney Houston, la popstar morta a Los Angeles l’11 febbraio scorso a 49 anni per overdose di barbiturici e cocaina, è tornata sorridente sui grandi schermi americani con 'Sparkle' il remake della pellicola del 1976 diretto da Salim Akil che la vede nei panni di Emma, la madre di tre giovani cantanti che contro il suo parere diventeranno famose a Detroit durante l’era Motown.
Questa mamma padrona, anche lei come la Houston con un passato di eccessi che il film non trascura, cerca di opporsi al futuro musicale delle ragazze perché è pieno di insidie e illusioni, ma sa benissimo che non riuscirà a fermarle. Quello di Whitney, che del film è stata anche produttrice esecutiva, non è il ruolo della protagonista ma la figura chiave che guida il racconto verso un successo che può travolgere. Jordin Sparks (vincitrice di un 'America Idol' nel ruolo della protagonista Sparkle), Tika Sumpter e Carmen Ejogo sono le sorelle terribili, tutte molto convincenti, che daranno vita alle Supremes, il celeberrimo gruppo che nella realtà dei primi anni ’60 era composto non da sorelle ma da Diana Ross, Mary Wilson, Florence Ballard (poi sostituita da Cindy Birdsong), e Betty Travis (che però lasciò quasi subito).
La Emma di Whitney Houston, con quella sua rigidità quasi morale, vive tutta la vicenda come una sorta di autoflagellazione. I suoi dialoghi accelerati e spezzettati non cambiano sulla scena e nella vita. 'Sparkle', dopo 'Guardia del corpo' con Kevin Costner che resta un successo enorme, per la Houston è stato solo il quarto film e doveva segnare in qualche modo il suo graduale ritorno al cinema. Se l’ interpretazione pur intensa di Emma non è da Oscar di sicuro, il riscatto pieno, quasi la redenzione, arriva quando Whitney in forma struggente si mette a cantare 'His Eye is on the Sparrow'. E’ a questo punto anche se con meno forza di un tempo che la star libera la sua triste, profonda e inimitabile potenza canora e il pubblico in sala si commuove.
Religione, passione, destino, e forse anche un senso di rivincita s’insinuano in questo racconto e nella silenziosa battaglia di una madre che spesso non sa tradurre con le parole migliori l’immutato amore per le figlie anche se arriva a cacciarne una da casa. 'Sparkle' è destinato a un buon successo di pubblico e debutta insieme a una grande mostra a Los Angeles sul mito della cantante che si è aperta al Grammy Museum. Il titolo non poteva essere più esplicito: si chiama semplicemente 'Whitney', ed è la raccolta di abiti di scena, video, foto e dei sei Grammy che la straordinaria cantante ha vinto nella sua carriera.