Quella folle suite rock firmata Todd Rundgren Travestimenti e blues
al concerto londinese

In scena il chitarrista (e grande produttore) per riproporre 'A Wizard, A True Star' del 1973. Il musicista in mille versioni, da astronauta a mago. E anche a capo di una band molto singolare
 

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Todd Rundgren (Omaggio)
Todd Rundgren (Omaggio)

Londra, 9 febbraio 2010 - Forse qualcuno se lo ricorda in una breve quanto inaspettata presenza sanremese. Solo l’anno scorso, infatti, ha affiancato Patty Pravo nella serata del festival dedicata ai duetti. Ma se Todd Rundgren aveva chiamato Utopia il gruppo che lo ha reso famoso forse non c’era da stupirsi più di tanto. Ha stupito invece, per la gioia degli oltre 3000 spettatori all’Apollo Hammersmith, la sua riproposta di un album (A Wizard, A True Star) uscito nel 1973.
 

Uno spettacolo (nella prima delle uniche due date europee) di grande effetto, con sei musicisti in completo frac bianco e dieci cambi d’abito per lui che a 62 anni è ancora in perfetta forma. Istrione da un lato, ma soprattutto grande musicista, con le sue doti evidenziate anche nella sua attività di produttore (Patti Smith, Meatloaf, Hall & Oates, New York Dolls, The Tubes e tanti altri).
 

'A Wizard, A True Star' era un album dirompente all’epoca in cui uscì: si trattava di una lunga suite che occupava senza interruzione i due lati del vinile. A differenza però di altre produzioni dell’epoca (come Thick as a Brick dei Jethro Tull) il disco presentava un continuo variare da un genere musicale all’altro. Dalle sperimentazioni con il sintetizzatore alla psichedelia, dal musical al soul, fino al rock classico. Quello che oggi può sembrare normale, allora era talmente rivoluzionario da sembrare bizzarro.
 

Sul palco insieme a Rundgren, nel concerto londinese di sabato sera, uno dei musicisti che partecipò all’album originale, Ralph Schuckett alle tastiere, affiancato da Greg Hawkes dei Cars a cui sono stati affidati prevalentemente i suoni dei sintetizzatori. La sezione ritmica ha visto il batterista Prairie Prince che a sua volta era componente dei The Tubes e il bassista Kasim Sulton dagli Utopia.
 

Il gruppo era completato dal chitarrista Jessie Gress, con Rundgren e soprattutto da Bobby Strickland ai fiati, tastiere e percussioni, un vero vice-folletto al fianco di Todd, ma soprattutto un eccezionale musicista a cui era affidata la direzione musicale. Rundgren si è inoltre ritagliato un ulteriore ruolo, quello di aprire il suo concerto in un’altra veste, quella del musicista blues: i Todd Rundgren’s Johnsons (lui, Sulton, Gress e Prince) hanno interpretato mezz’ora di classici come Sweet Home Chicago e Crossroads per la sorpresa di un pubblico venuto ad ascoltare tutt’altro.
 

Poi, quando è iniziato A Wizard, A True Star e Todd si è presentato vestito da astronauta, gli spettatori hanno potuto vedere un musicista entusiasta di reinterpretare se stesso per 64 minuti filati con costumi di scena che ripercorrevano tutta la sua carriera. Il gigantesco rocker americano si è vestito in frac da mago, da motociclista, da ragazzo obeso, da eunuco, ha usato tute scintillanti. Per fare tutto ciò ha spesso dovuto fare a meno della sua chitarra Gibson, ma la voce è in eccellente forma. Le parti della suite sono ancora attualissime, da International Feel a Rock’n’roll pussy, da Flamingo a Hungry for Love, fino al gran finale Just One Victory. Pubblico in visibilio, ma soprattutto A Wizard, A True Star ha rappresentato la conferma di un genio della musica.

di Michele Manzotti

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