Bentornato, mostro! Ligabue re dell'Olimpico
Lo show avrà 11 repliche negli stadi di tutti Italia fino a metà settembre
Roma, 10 luglio 2010 - POSSIBILE che anche Ligabue si sia ripiegato sull’ estenzialismo autoreferenziale che spazza la canzone italiana? Verrebbe pure da pensarlo, durante questo nuovo live, finché arriva il pugno allo stomaco di un punto interrogativo. Quello che sta in fondo alla frase: «…e tu sei pronto a pagare per la tua acqua?».
IL PROBLEMA delle risorse idriche, vera sfida del Terzo Millennio con un miliardo e quattrocentomila esseri umani senza accesso all’acqua potabile, irrompe nello spettacolo portato al debutto da Mister Certe Notti ieri sera tra i 50 mila e passa dell’Olimpico di Roma dandogli una valenza sociale fino a quel momento ammorbidita come il Coccolino concentrato. Il colpo di coda giunge col suo bagaglio di vortici marini e deserti bruciati dal sole con l’urgenza di “A che ora è la fine del mondo?”, apocalittica cover della “It’s the end of the world as we know it” dei Rem, per legare una protesta che dalle lotte dei seringueiros sudamericani arriva fino a noi. Emblematica al proposito l’autoriduzione messa in atto degli organizzatori chiedendo agli esercenti che operano dentro gli stadi la vendita d’acqua al prezzo concordato di un euro a bottiglietta, minacciando in caso contrario di essere pronti a distribuirne gratis 30 mila pezzi a sera.
IN SCENA Mario, il padrone del Bar impersonato come al solito dal manager Claudio Maioli, stavolta canta. E lo fa in apertura di serata rileggendo a suo modo (in playback) un pezzo dell’ultimo album, “Taca banda”, trasformato per l’occasione in “Taca stadio”. «Al prossimo tour non gli resta che il salto nel cerchio di fuoco» taglia corto il Liga «mi piace però l’idea di aprire lo spettacolo con un sorriso».
IL RESTO sta nei muscoli di una band molto ben registrata dal produttore Corrado Rustici, presente in un pugno di brani coi suoi assoli di chitarra, e di un apparato scenografico che gioca sulle scioccanti video alchimie di uno sfondo ad alta definizione da 410 metri quadrati, fra i più grandi mai utilizzati negli stadi.
La sanguinolenta scritta “Arrivederci, mostro!” che riempie lo schermo sull’abbrivio di “Quando canterai la tua canzone” come il titolo di un thriller anni Cinquanta, mostra la direzione di uno spettacolo simbiotico coi suoni e gli umori dell’ultimo album; alla fine ben dieci delle venticinque canzoni in repertorio proverranno da lì. Mancano solo “Caro il mio Francesco” e “Quando mi vieni a prendere” perché reputate inadatte da Luciano ai grandi spazi, ripromettendosi di riscoprirle in inverno se andrà in porto, come si augura, il progetto di un nuovo tour acustico nei teatri.
IL LIGA, si sa, lo si vuole sempre “un po’ più santo, un po’ più criminale, un po’ più nuovo, un po’ più uguale”, come dice la canzone, ma questa corazzata messa in acqua col proposito di vincere la guerra del box office (450 mila biglietti già venduti su 600 mila disponibili) lo racconta ancora una volta così come te l’aspetti.
Col sentimento delle foto di Falcone e Borsellino, Sordi, Pertini, Vianello, Corrado, sfogliate sullo schermo durante “Buonanotte all’Italia”, con le comiche di Charlot, Betty Boop ed Harrol Lloyd durante “Marlon Brando è sempre lui”, con spezzoni d’interviste tv ad Enzo Biagi, Italo Calvino, Fabrizio De André, Alda Merini, Fernanda Pivano nell’introduzione de “La verità è una scelta”. “Libera nos a malo” scandita sullo schermo da baci gay, lesbo, etero, mentre in “Atto di fede” compaiono simboli religiosi che si fondono in un unico grande cuore. Tutto efficace, diretto, applaudito, però prevedibile.
DOPO la replica di questa sera all’Olimpico, si prosegue per altre 11 notti negli stadi - con tappe a Firenze il 13 luglio, Milano il 16 e 17, Bologna il 4 settembre - prima dell’epilogo al Pala Olimpico di Torino il 16 e 17 settembre
di Andrea Spinelli
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