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London Song, un brano per le Olimpiadi

La grande sfida di June Caravel

L'artista soul francese che vive in Inghilterra ha appena pubblicato il disco 'The A Cappella Session' con tre canzoni originali e due cover (Bach e Gershwin): "Ho cantato sopra la mia stessa voce"

June Caravel (foto Caroline Ienné)
June Caravel (foto Caroline Ienné)

Londra, 20 gennaio 2012 - Immaginate un viaggio musicale a Londra attraverso i nomi delle strade. La cantante soul June Caravel, parigina di madre italiana, londinese di attività e residenza, ha infatti dedicato il suo nuovo album alla città dove vive proprio nell'anno olimpico. 'London Song', un funky-soul di grande effetto e ritmo visibile anche su You Tube (VIDEO), è il singolo di 'The A Cappella Session' tutto basato sulla voce di June e presentato pochi giorni fa nella capitale inglese. Nella serata di lancio del disco è stata affiancata dalla songwriter francese Gaelle Buswell.

Quando ha deciso di fare la cantante a tempo pieno?

"Ho iniziato a cantare quando avevo 19 anni, ho anche un mio gruppo con cui mi esibisco in Italia. Precedentemente avevo scelto come nome d'arte T-ka. The A Cappella Session mi ha però portato a recuperare l'esperienza corale che avevo fatto in precedenza. Mi sono molto divertita a cantare sopra la mia stessa voce grazie all'uso del pedale loop che registra i suoni e li riproduce".

Il suo album è formato da cinque brani, di cui tre originali. Quanto conta la composizione?

"Tanto, perché la mia intenzione è quella di scrivere musica più che interpretarla"

Tra le due cover (l'altra è Summertime di Gershwin), c'è il corale dalla Cantata 147 di Johann Sebastian Bach, in una versione particolare, molto jazzata...

"Può sembrarlo, anche se ho messo tutta la mia anima soul nel cantarla. Però voglio sottolineare che al tempo stesso non toccato alcuna nota della composizione, seguendo rigorosamente la sua linea corale".

Le piacerebbe che London Song diventasse una sorta di inno della città per le Olimpiadi?

"Certo, lo spero. Lo ho anche mandato alle autorità cittadine, mai dire mai".

Michele Manzotti

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