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"Questa è la musica con cui sono cresciuto, quella che mi suonava al piano papà, quella che assieme a John (Lennon) abbiamo amato prima di innamorarci del rock’n’roll" dice l'ex Beatle
Londra, 20 gennaio 2012 - BASTERÀ il marchio McCartney a giustificare un progetto come 'Kisses on the bottom' l’album di cover con cui l’ex Beatle omaggia il songbook Americano degli Anni Trenta con la complicità di Diana Krall e della sua band? Sembrerebbe di scorgere dietro a questa nuova impresa il divertissement di una popstar che non ha più nulla da chiedere né tantomeno da dimostrare. E invece il progetto per Sir Paul, settant’anni il prossimo giugno, ha dei risvolti personalissimi. "Questa è la musica con cui sono cresciuto, quella che mi suonava al piano papà, quella che assieme a John (Lennon) abbiamo amato prima di innamorarci del rock’n’roll" ammette in un uggioso pomeriggio londinese nei saloni di The Hempel, piccolo hotel con galleria d’arte annessa dalle parti di Hyde Park. "'Honey pie' è probabilmente il pezzo dei Beatles più vicino a quei mondi da music hall, ma anche 'Michelle', con la sua costruzione old style sembra figlia del grammofono. Con i suoi gusti retrò questo progetto è un po’ l’equivalente musicale di 'The artist' il film muto di Michel Hazanavicius sui fulgori del vecchio cinema. Erano anni che volevo incidere un album così, cantato a mezza voce, sfogliando il vecchio canzoniere americano, ma quando stavo per decidermi, sono arrivati prima Robbie Williams e poi Rod Stewart con progetti simili. Non volendo seguire l’onda, ho preferito aspettare. Stavolta però, non appena il produttore Tommy LiPuma mi ha detto 'facciamolo! e facciamolo subito' ho detto immediatamente sì".
SE 'I’M GONNA sit right down down and write myself a letter' di Ahlert e Young è il pezzo che offre spunto al titolo della raccolta nei negozi dal 6 febbraio, cose come 'Bye bye blackbird' di Mort Dixon o la 'Home (when the shadows fall)' di Jeoffrey ed Harry Clarkson rappresentano il suo lato più conosciuto, mentre 'It’s only a paper moon', 'We three (my echo, my shadow and me)' o 'Get yourself another fool' quello più ostinatamente di nicchia. "Mi piaceva l’idea di rimanermene lontano da scelte ovvie, nella speranza che la poca familiarità del grande pubblico verso questo repertorio possa trasformarsi nel presupposto di una piacevole sorpresa" ammette l’autore di 'Yesterday', reduce dai trionfali live prenatalizi a Bologna e Milano, che firma pure i due inediti 'My Valentine' e 'Only our hearts'. Il primo è impreziosito dalla chitarra di Eric Clapton, mentre il secondo porta l’impronta Motown di Stevie Wonder e sono ovviamente arrangiati in sintonia col resto del repertorio. Ma nella versione deluxe di 'Kisses on the bottom' compare in versione riveduta e corretta pure un vecchio successo degli Wings quale 'Baby’s request'.
"LA SCELTA di Clapton, che mette la sua chitarra pure in 'Get yourself another fool', è dovuta all’arrangiamento bluesy di quei pezzi, mentre Stevie quando è venuto in studio ha assimilato subito la canzone impiegando non piu’ di mezz’ora per inciderla: un genio". Il ritorno al futuro per Sir Paul arriverà probabilmente in autunno con un cd integralmente d’inediti. "Intanto con Diana Krall registreremo uno special televisivo su questo disco e ci esibiremo al galà dei Grammy". Dopo aver scritto le musiche di 'Ocean’s kingdom' per il New York City Ballett, cantato nell’ultimo disco di banjo dell’attore Steve Martin 'Rare birds alert' e omaggiato Buddy Holly rifacendo 'It’s so easy' in un recente album-tributo McCartney non nasconde di essere ad una nuova svolta della sua vita: "Sono felice, mi sento in ottima forma, faccio la musica che mi piace, e da qualche tempo ho pure una moglie bella... soprattutto quando dorme".
Andrea Spinelli