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Il cantautore lancia il suo nuovo cd e anticipa il suo monologo in musica sul "bene universale"
Milano, 04 febbraio 2012 - UMANESIMO. "Ci vuole un nuovo umanesimo che ci faccia capire perché siamo così violenti. Siamo noi la scimmia assassina, siamo noi Caino...con onestà dobbiamo studiare, con affetto dobbiamo capire che siamo dominati dagli istinti che poi chiamiamo sentimenti". Un fil rouge parte d Vecchioni e arriva a Eugenio Finardi (nella foto), quello che canterà a Sanremo 'E tu lo chiami Dio', monologo laico sull’idea di Dio che dovrebbe unire, in quanto bene universale. Scritto da una giovane cantautrice molisana, Roberta di Lorenzo, "di cui sono l’editore". Uno dei cinque inediti del triplo album 'Sessanta' (Cramps-Edel), dedicato "al repertorio dell’etichetta Cramps che ancora oggi suoniamo in concerto con la mia giovane band. Che rilegge con filologico amore quel suono libero, impulsivo, irripetibile. E ho voluto che questo lavoro fosse sull’etichetta su cui ho debuttato, la Cramps, e la Edel, che ha pubblicato i miei dischi cantautore estremo". Progetto collettivo che coinvolge i suoi amici, maestri di musica contemporanea e colta, Carlo Boccadoro e Filippo del Corno, Max Casacci dei Subsonica, qui autore della "versione Casacci” di 'Nuovo Umanesimo'. E quella con il bluesman ticinese Joe Colombo e la band, dalla chitarra di Giovanni Maggiore al basso di Marco Lamagna, la batteria di Claudio Arfinengo. il pianista Paolo Gambino che ha insegnato loro le vecchie canzoni. Claudio Rossi, violino, mandolino, bouzouki, ukulele. Il Seme sta in questo testo, che non appartiene solo a una generazione ribelle: "No, non è questo il Futuro, non è questo il futuro, il futuro che sognavo. Quando ancora avevo un futuro da sognare (da cantare". Max Casacci sottoscrive e la affida ad altre parole, anche, suoni, modulazioni (un synth vintage). Condividendo un altro passaggio fondamentale: "Vorrei un nuovo umanesimo che ci faccia capire perché siamo così dipendenti da luoghi comuni, sostanze (perfino dalle idee) e dai nostri carcerieri". 'Why?' è un blues scuro, selvatico e sudista, il lamento dell’uomo bianco (e nero): perché mi tratti così male?
'MAYA' "la mancata fine del mondo e la speranza che affido a mia figlia. L’ukulele tenore, come la mia voce, ha ispirato la divertita 'Passerà'. "Devo ringraziare tutti loro perché mi hanno regalato, a 60 anni, il Finardi della Cramps Boccadoro ha suonato una toy drum, xilophono, le notte basse di uno Steinway e il Wurlitzer, ha inventato i 7 Madrigalisti Moderni del coro".
'E tu lo chiami Dio' parte "dalla classica domanda: ciò che mi rimane è trovare un senso. La spiritualità appartiene all’uomo, come il sentimento del sacro e del divino, che io associo alla musica e all’architettura di Filippo Del Corno. È un’apertura, da laico, a chi crede e a chi non crede, al rispetto e alla tolleranza". Del Corno conferma: "Per me Eugenio è un mito, come l’Uomo Ragno, lo ascoltavo tutto il giorno, colpa dei miei fratelli, da ragazzino". "Ho aggiunto un respiro epico al testo, profondità e spessore di archi e flauti". Sul palco dell’Ariston ci sarà l’Ensemble del conservatorio milanese con i bambini rom. Duetto con Noa, "lei in napoletano io in inglese nella versione di Elvis per 'Surrender' -Torna a Surriento'".