Notizie locali Bologna / Modena / Pesaro / Rimini / Firenze / Arezzo / La Spezia / Prato / Milano / Bergamo / Lodi / Monza Brianza Tutte le città

Benigni e maligni al festival di Sanremo

VE LO RICORDATE Roberto Benigni su quel cavallo bianco all’Ariston, col Tricolore sventolante in pugno? Ricordate la forza, l’intensità, l’emozione che il comico toscano seppe trasmettere parlando lungamente dell’inno di Mameli e dell’Unità d’Italia?

Mauro Bassini
Mauro Bassini

VE LO RICORDATE Roberto Benigni su quel cavallo bianco all’Ariston, col Tricolore sventolante in pugno? Ricordate la forza, l’intensità, l’emozione che il comico toscano seppe trasmettere parlando lungamente dell’inno di Mameli e dell’Unità d’Italia? Argomenti che, nel grande palcoscenico nazional-popolare, rischiavano e rischiano di avere lo stesso appeal della corazzata Potemkin. Eppure Benigni fece l’ennesino prodigio: qualche attimo di satira per nulla sguaiata, mezz’ora di analisi e spiegazioni storiche che pochi al mondo avrebbero osato propinare. Un capolavoro di equilibrio tra ironia e rispetto, divertimento e passione civile. Furbo fin che si vuole, ma garbato, efficace, irresistibile. Il risultato degli ascolti fu strabiliante, con un picco di 19 milioni 738mila spettatori, oltre due milioni in più rispetto alla celentanata dall’altro ieri sera.

QUANDO guardiamo gli ottimi dati Auditel del Sanremo appena concluso, ricordiamoci anche di quel Benigni, di quel Sanremo. «E’ un festival che ha unito l’Italia», commentò a caldo il professor Roberto Vecchioni che a 67 anni ottenne il trionfo più incredibile e inatteso della sua bella carriera. Sembrano parole e fotogrammi lontani, ma è passato solo un anno. Verissimo quel che diceva Vecchioni. Quel festival univa. Quello di quest’anno ha soprattutto diviso. Ha acceso passioni, ma soprattutto compassioni. Che pena, l’altra sera, quando Adriano ha riattaccato la litania sui giornali cattolici. Che magone quando ha voluto spiegarci, con i modi di un avvocaticchio di se stesso, che le sue parole sono state fraintese e stravolte, che i giornalisti coalizzati gli hanno cambiato «il modo dei verbi». Il modo dei verbi. Ma chi gli scrive questa roba? Ma che Celentano è? E quanta umana comprensione meritava l’impacciato pompiere Morandi quando tentava di smussare gli spigoli, di difendere Adriano senza far torto al buon senso (compito niente affatto semplice). Gli è venuta pure una bella frase: «Adriano non odia nessuno». Bravo. Ma Gianni avrebbe fatto bene a fermarsi lì, senza avallare i maligni miraggi complottisti della nervosa signora Mori. Certo, Morandi va capito e applaudito. Non è stato un festival leggero e spensierato, soprattutto per lui. Gli ascolti ci sono stati. Viva l’Auditel.
Peccato per Celentano. Chi gli vuole bene, chi gli deve decenni di emozioni e di grandi ricordi, si augura di ritrovarlo presto. E di dimenticare altrettanto presto questo Sanremo.


  • Notizie Locali
  • il Resto del Carlino:
  • La Nazione
  • Il Giorno
  • Blog
Copyright © 2012 MONRIF NET S.r.l. - Dati societari - P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Powered by