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Troppi concerti, attenti al pericolo flop

I casi Doherty, Kravitz, Litfiba

Sempre più show annullati o spostati. Problemi logistici, di salute ma anche di prevendite. La crisi morde, il mercato del “live” soffre
 

di Andrea Spinelli

Madonna
Madonna

Milano, 27 aprile 2012 - CHE SUCCEDE alla musica live? Ieri Pete Doherthy, attualmente in 'rehab', ha cancellato il suo show a Cagliari del 30 aprile e Lenny Kravitz per 'esigenze logistiche' ha spostato il suo del 16 luglio da Sarzana ad Aosta, ma è ormai da un po’ di tempo che la crisi e disavventure varie riscrivono i calendari del pop. Due giorni fa è stato annullato il concerto dei Marlene Kunz in Puglia mentre venerdì scorso i Litfiba avevano fermato (con tanto di certificato medico) il loro tour, cancellando quattro date, tutte col fiato piuttosto affannato quanto a prevendite. Se lo stop del gruppo fiorentino (che però mantiene la data del primo maggio all’Arena di Verona) è il caso più eclatante, tutto l’impianto del live italiano avverte la stretta economica con cancellazioni e slittamenti dovuti sostanzialmente a tre fattori; ristrettezze dei bilanci familiari, alti costi del live, iper-offerta di spettacoli. Tra alti e bassi la Pausini (nonostante la sfilza di “sold-out” annunciata sulla sua pagina web), accusa qualche colpo a vuoto (soprattutto al Sud) Tiziano Ferro, soffre Antonello Venditti, va male Marco Mengoni. Lunedì i Negramaro debuttano a Genova; e al momento i biglietti venduti sono 2600 su 5 mila. Ma questo non ferma i programmi dell’estate che annunciano in tour Ligabue, Negrita, Antonacci, Mannoia, Litfiba, Subsonica, Negrita e tanti altri ancora.

I SOLI ad aver bruciato le prevendite nei grandi spazi quest’anno sono i Coldplay per il loro show torinese e, soprattutto, i Radiohead, riusciti nell’impresa di polverizzare letteralmente i circa 80 mila posti disponibili a Roma, Bologna, Firenze e Codroipo. Bene Springsteen, che ha già venduto 117 mila dei 123 mila biglietti disponibili per le tre date di Milano, Firenze e Trieste, bene pure i Metallica che a Udine hanno superato quota 36 mila sui 40 mila posti dello Stadio “Friuli”. In ripresa Madonna, i festival meno.

"LA CRISI del musica registrata ha convinto artisti, manager e le stesse case discografiche a buttarsi sempre più sul mercato del live nella speranza che tournée, sponsor e merchandising gli consentano di ripianare i bilanci" spiega Alessandro Bellucci, presidente di Assomusica, l’associazione di categoria che riunisce i maggiori promoter e produttori italiani. "Questo ha spinto tutti ad ingrossare i calendari, tornando addirittura quattro volte nell’arco di un anno nella stessa città, e ad inventarsi produzioni sempre più mozzafiato nonostante la cronica carenza di strutture del nostro paese. E lavorando sempre al limite, sempre sotto pressione, è ovvio che il sistema diventa fragile".

IL PROBLEMA principale è quello della sostenibilità, messa in crisi dal desiderio degli artisti di fare cassa e da ego spesso vicini ai livelli di guardia. I migliori sono strapagati ma poi, al momento di far quadrare i conti, lo sforzo economico ha ricadute su tutta la filiera. Basta pensare a Tiziano Ferro, che per una trentina di concerti tra palasport e stadi intasca un assegno vicino ai 3 milioni e 300 mila euro. Il che, comprese le spese tecniche e produttive, determina un cachet (indoor) in bilico tra i 130 e i 150 mila euro a concerto, a seconda della capienza della struttura; praticamente il 60% dell’incasso massimo sperabile a cui bisogna aggiungere un 10% di Siae (ma gliimpresari legati ad Assomusica pagano l’8,5), e gli oneri addossati al promoter locale dal raider tecnico (gruppo elettrogeno, catering, transenne, piani percorribili, manifesti e quant’altro). Cifre che parlano da sole.

 


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