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Internet, rivoluzione
'Cloud Computing'
Una nuovola
ci cambierà la vita

Ecco come funziona

E' la soluzione ideale chi vuole andare in vacanza leggero: permette di archiviare i propri file (programmi, documenti, musica, video, foto...) direttamente sulla rete, senza bisogno di salvarli sul pc

di Gianmarco Marchini

Internet
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Roma, 6 agosto 2012 - Nella valigia dell’estate 2012 non infilate hard-disk esterni, chiavette usb, archivi digitali (con tanto di fili e cavi al seguito). Per chi vuole andare in vacanza leggero, ma senza separarsi dal proprio piccolo patrimonio tecnologico, la soluzione possibile è nella «nuvola». In inglese «cloud computing». È un insieme di tecnologie che, tradotto dallo «smanettone» all’italiano, in sostanza significa poter archiviare i propri file (programmi, documenti, musica, video, foto...) direttamente sulla rete, senza bisogno di salvarli sul pc. I software vengono installati direttamente su Internet in sconfinati archivi digitali a cui l’utente può accedere quando vuole.

Quella del cloud è una sfida che hanno accettato tutte le più grandi società, a iniziare da Apple che di rivoluzioni si intende, eccome. Il nuovo servizio, lanciato da Cupertino a giugno 2011 con il nome di «iCloud», ha stravolto il modo di accedere a musica, foto e documenti.

Senza bisogno di sincronizzarsi, né di far nulla, iCloud archivia tutti i documenti e aggiorna tutti i contenuti in qualsiasi dispositivo, dall’iPhone all’iPad. Facile intuire perché, oltre al colosso di Cupertino, anche Google, Microsoft, Amazon e Ibm abbiano deciso negli ultimi due anni di investire sul cloud. C’è anche una «nuvola» tricolore: è la «nuvola italiana» di Telecom che dalla sua vanta un Data Center a copertura totale del territorio nazionale e un ricco ventaglio di offerte come la videocomunicazione in alta definizione, sfruttabile su apparati eterogenei e tra aziende diverse.

Il dark side della nuvola è ovviamente costituito dai rischi legati ai casi di blackout o incidenti ai server: se si verificano, i servizi sono impossibili da raggiungere. Ma i risparmi in termini di costi e tempo sono tali da valere il rischio. Il cloud rappresenta, infatti, una soluzione ottimale a basso costo, che varia a seconda dell’operatore. Si inizia quasi sempre da un livello gratuito (in media 1 o 2 GB, ma iCloud ne regala 5 e lo SkyDrive di Microsoft si spinge fino a 25); poi a seconda dello spazio si paga un canone che può essere a tempo o a consumo.

Un’alternativa per chi vuole viaggiare libero e leggero è quella dei siti di storage. Il più famoso è sicuramente «Dropbox». La versione gratuita di questo «file hosting» permette di ospitare fino a 2 GB estendibili fino a 16 GB in totale. È possibile aumentare ulteriormente lo spazio gratuito collegando il proprio account ai social network (fino a 640MB) oppure usando le versioni beta del programma (fino a 5GB).

Esistono poi versioni a pagamento con cui si porta lo spazio fino a 50 GB e 100 GB. Un altro sito di storage è «Wuala» che fornisce 1GB di spazio a utente ed è compatibile con Windows, Linux e Mac. E’ più recente, ma promette bene «Minus» che offre 10GB di spazio, con la possibilità di implementare la capacità se si invitano amici. La new entry si chiama «MediaFire» che si lancia nell’arena regalando 50GB di web storage. Ovviamente la condizione indispensabile è che dove ci troviamo ci sia una connessione internet. Altrimenti dalla «nuvola» bisogna solo scendere.

Gianmarco Marchini

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