HOMEPAGE > Caffè > TV > 'C'era una volta la città dei matti' Basaglia rivive in una fiction

'C'era una volta la città dei matti' Basaglia rivive in una fiction

Domenica 7 e lunedì 8 febbraio va in onda il film in due puntate dedicato allo psichiatra che con la legge 180 rivoluzionò il mondo manicomiale. Nel cast Fabrizio Gifuni e Vittoria Puccini

| | condividi
Vittoria Puccini e Fabrizio Gifuni alla presentazione della fiction 'C'era una volta la città dei matti' (Ansa)
Vittoria Puccini e Fabrizio Gifuni alla presentazione della fiction 'C'era una volta la città dei matti' (Ansa)

Roma, 5 febbraio 2010 - “La malattia mentale è una realtà che va affrontata ed esplorata”. Ad affermarlo in conferenza stampa è il direttore di RaiFiction Fabrizio Del Noce durante la presentazione de ‘C’era una volta la città dei matti’, il film in due puntate diretto da Marco Turco, in onda domenica 7 e lunedì 8 in prima serata su Raiuno, che affronta la vita dello psichiatra Franco Basaglia e la rivoluzione che provocò sulla concezione dei manicomi.
 

"Noi puntiamo sul far riflettere e sul porre l’attenzione su una realtà che non ha ancora una soluzione: sono rimaste zone d’ombra sull’assistenza ai malati mentali e il pregiudizio sulle persone che hanno questa malattia ci sono ancora”. Accurate le ricerche per la preparazione del film, che ha per protagonisti Fabrizio Gifuni, nei panni dello psichiatra Basaglia, e Vittoria Puccini, nei panni di una paziente non malata ma considerata tale perché ribelle.
 

"Il film non è una biografia di Basaglia - ha spiegato il regista - le storie dei personaggi sono la somma delle tante storie che abbiamo letto e sentito, volevamo restituire questa realtà. Non c’è niente di più rischioso che mettere in scena la malattia mentale, si rischia la macchietta o di scimmiottare qualcosa che non si conosce. Noi abbiamo voluto a tutti i costi girare nei luoghi veri. A Gorizia non abbiamo potuto perché hanno costruito altro dove c’era il manicomio, ma è stato possibile a Imola e a Trieste. Inoltre è stata fondamentale la partecipazione sul set di tante persone che vivono questo problema e la consulenza di Peppe Dell’Acqua, il direttore del dipartimento di salute mentale di Trieste”.
 

Soddisfatto Fabrizio Gifuni: “Quando un attore interpreta un ruolo importante c’è sempre il rischio di sprofondare nella concezione di essere un esperto - ha commentato Gifuni - ma non è così. La differenza nell’interpretare personaggi reali e non di fantasia sta solo nella grande preparazione alla base. Ridare vita a un prototipo umano richiede una grande responsabilità. Io sono molto orgoglioso di aver fatto questo viaggio, a convincermi è stata la sceneggiatura: fare una biografia di Basaglia sarebbe stata la cosa più anti-basagliana che si potesse fare. Si è trattato di un’esperienza collettiva: un uomo da solo non basta per cambiare le cose. Era dai tempi de ‘La meglio gioventù’ che non vivevo un’esperienza collettiva così felice”.
 

A far eco all’attore è Vittoria Puccini, anche lei “orgogliosa” di aver partecipato a questo film. La fiction è stata prodotta da Claudia Mori. “Scelgo sempre i film in base a miei desideri - ha spiegato la Mori - lo scoglio più grande era proporre il progetto alla Rai, ma io non mollo molto facilmente: la mia passionalità mi ha permesso di portare avanti la mia guerriglia da produttrice”.
 

Il film, infine, ha già avuto un grande riconoscimento, quello della figlia di Basaglia, Alberta, che ha rivelato: "In Fabrizio Gifuni ho ritrovato mio padre, tanto che adesso lo chiamo professor Gifuni". Proprio Alberta, inizialmente, aveva negato l’autorizzazione al regista e alla produttrice per realizzare una fiction tv sulla vita del padre. "Io e mio fratello avevamo detto di no perché non volevamo sentirci invasi da questa cosa, né volevamo che si sbagliasse su quella che è stata l’esperienza di mio padre. Abbiamo tentato di fermarli - ha continuato la vicepresidente della fondazione Franco e Franco Basaglia - ma quando abbiamo capito che non potevamo impedirglielo abbiamo detto che non avremmo voluto sapere niente, perché volevo essere messa nella condizione di dire che era brutto, di bocciarlo se non mi fosse piaciuto. Invece oggi sono qui - ha concluso - e non c’è bisogno di sperticarmi in lodi".

Articoli più commentati
Sondaggi più recenti