Sorpresa, Ghedini difende Santoro: "Deve andare in onda"
L'avvocato del premier a Radio2: "Non va assolutamente chiuso. Andare da Vespa è piacevole, ma da Santoro ci si diverte di più perché è una battaglia"
Roma, 21 luglio 2010 - "Santoro deve andare in onda l’anno prossimo. Non va assolutamente chiuso": Niccolò Ghedini, legale del premier e deputato del Pdl, in una intervista a «Un giorno da pecora» su Radio2, ha dato il suo parere positivo alla presenza del programma di Michele Santoro nel palinsesto della Rai.
"Le rimarrebbe sempre Bruno Vespa", commentano i conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Laruo. "Andare da Vespa è piacevole, ma da Santoro ci si diverte di più perché è una battaglia", replica Ghedini.
DOMATTINA IL CDA RAI
Scambio di lettere fra il direttore generale della Rai Mauro Masi e Michele Santoro. Il contenuto non si conosce, gli interessati sono abbottonatissimi ma dopo le polemiche delle scorse settimane almeno c’è concordanza su un punto: il contenuto è “riservatissimo” e non rappresenta un’anticipazione di quanto Masi dirà domani mattina in Consiglio di amministrazione. Masi scrive, Santoro risponde: basterà per riportare la pace tra i due dopo la rottura delle trattative per la buonuscita al conduttore?
Dopo il rinvio sulle nomine di oggi, il Cda è riconvocato domattina con all’ordine del giorno la questione delle questioni: appunto il via libera ad Annozero e a Michele Santoro, oltre che la decisione sulle serate settimanali che spettano a Serena Dandini: tre, come vorrebbe il dg, con una ceduta alle celebrazioni sull’unità d’Italia, o quattro come ha proposto il direttore di Raitre.
Il dg Rai in ogni caso si è impegnato a sciogliere entro domani i nodi che riguardano i piani di produzione, senza i quali il palinsesto rimane sulla carta e gli uffici della Rai non possono neanche fare i contratti necessari per tutte le trasmissioni.
Ma la trattativa non andata a buon fine per la buonuscita al conduttore meno amato da Silvio Berlusconi ha lasciato qualche strascico. Masi, ‘pressato’ o meno che sia stato da Silvio Berlusconi per chiudere Annozero come sarebbe emerso nell’ambito dell’inchiesta di Trani, certamente sperava di aver trovato una soluzione concordata per mettere fine ad anni di scontri politico-legali sulla trasmissione meno amata dal premier. Ai piani alti della Rai c’è chi dice che Masi, per non incassare una nuova sconfitta, potrebbe chiedere ancora tempo al Cda oppure dare vita a una sorta di ‘guerriglia’ contro Santoro, ad esempio proponendo un programma diverso da Annozero per Santoro: non si farebbe a tempo a organizzare la messa in onda di un progetto nuovo per il 23 settembre, data in cui Annozero dovrebbe iniziare la nuova stagione.
Un’ipotesi che rischierebbe di dare il via a una nuova estate di polemiche sulla tv pubblica. “A Santoro - avverte Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione in quota minoranza - non si può certo dire il 10 settembre ‘ok, vai in onda’”. Lo stesso presidente Garimberti è da metà giugno che dice che il nodo va sciolto, e la lettera formale - e pubblica - spedita a Masi da Santoro la scorsa settimana, nella quale annunciava che ogni ipotesi di trattativa per un suo addio ad Annozero era chiusa, restringe gli spazi di manovra per il dg. Il presidente “eserciterà il suo ruolo nella ricerca di un chiarimento definitivo”, prevede una fonte vicina al vertice Rai, “anche perché a causa della vicenda Santoro non può rimanere bloccata tutta la Rai”.
Ma l’ipotesi di un nuovo scontro con il conduttore di Annozero, potrebbe facilmente trasformarsi in un nuovo contenzioso giudiziario. “Con danni patrimoniali e di immagine che potrebbero interessare la Corte dei conti e quindi toccare personalmente i consiglieri e il dg. Un’ipotesi poco gradita anche negli ambienti di centrodestra al vertice della Rai: “La sentenza che ha dato a suo tempo ragione a Santoro - osserva una fonte autorevole Rai che fa capo alla maggioranza - ci obbliga, dobbiamo ottemperare formalmente e sostanzialmente, altrimenti avremo a che fare con la Corte dei conti. Questo è un paletto imprescindibile. Da qui discende un’altra considerazione, più politica: non è possibile ipotizzare nessun cambiamento di forma, di programma, di date, se non c’è il consenso di Santoro: o si fa un’operazione consensuale o il 23 Annozero va in onda”. Insomma, anche tra gli avversari politici di Santoro si fa strada la convinzione che la partita sia chiusa. La parola, ora, a Masi.
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