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Dal 7 gennaio l'ex calciatore e deputato sarà tra i protagonisti del programma condotto da Milly Carlucci. "Mai rinunciare alle sfide: la prossima sarà ancora la politica"
Roma, 2 gennaio 2012 - Gianni dalle molte vite. Quella di calciatore, prima di tutto. Grandissimo numero 10, del Milan e della Nazionale, il 'golden boy', il primo calciatore italiano a conquistare, nel 1969, il Pallone d’oro. Ma dopo il calcio è arrivata per Rivera la politica, come deputato e non solo. Tutte passioni che continuano a fare parte della sua vita, ora che, a 68 anni, sta per debuttare come danzatore nel programma 'Ballando con le stelle', dal 7 gennaio su Raiuno, e lavora a un nuovo partito.
Rivera, le piace ballare?
"Non mi sono mai dedicato al ballo. Quando ero ragazzo, il massimo che potevamo fare, era il ballo della mattonella. E poi facevo un altro tipo di attività che mi impegnava sul piano fisico, per cui non c’era tempo e modo di andare a ballare".
Come mai ha deciso di partecipare a 'Ballando'?
"Nella vita bisogna sempre mettersi in gioco, in qualsiasi stagione. E questo è un modo per mettersi in gioco ancora una volta".
Un nuovo capitolo. Ce ne sono stati diversi nella sua vita.
"Eh sì, ho dovuto cambiare spesso. Il calciatore si sa che, a una certa età, deve smettere. Io ho smesso a 36 anni".
Quanto è stato difficile quel momento?
"E’ stato difficile perché quando devi dire che smetti di fare la cosa che ti piace di più, ti costa molto. Ma sapevo che l’avrei dovuto fare, e la cosa importante è che l’abbia fatto io, e non me l’abbiano dovuto suggerire. Ti costa di più se sono gli altri a farti capire che non sei più un ragazzo".
Per quanto tempo le è mancato il calcio?
"Mi è costato prenderla e comunicarla quella decisione, ma già dal giorno dopo ero pronto a fare quello che era già stabilito che facessi. Con la società avevamo deciso che sarei diventato vicepresidente del Milan e questo mi consentiva di non lasciare il mondo del calcio. L’ho dovuto lasciare dopo, quando è cambiata la proprietà, passata da Farina a Berlusconi".
Dovuto o voluto lasciare?
"Tutte e due. Non c’erano più le condizioni per fare le cose che mi sarebbe piaciuto fare e quindi ho scelto di lasciare".
Cosa accade oggi al mondo del pallone, segnato da partite truccate e calcio scommesse?
"La cosa strana è che, proprio nel momento in cui sono state liberalizzate le scommesse, sono peggiorate quelle nascoste, con tentativi di corruzione. Ma bisogna dire che riguarda una minima parte, non è malato tutto il calcio. Il fatto è che abbiamo costruito una società materialista e il materialismo porta a volere in fretta tanti denari. In passato era diverso perché un po’ di sentimenti, di valori, avevano il sopravvento sul denaro. Adesso, invece, occupa il primo posto. E’ una gerarchia che bisogna invertire. Sto lavorando nel settore giovanile della Federazione (è presidente del settore giovanile della Figc, Federazione italiana gioco calcio ndr) per lanciare questi messaggi e speriamo che vengano recepiti. Sono in tanti che la pensano correttamente. Cerchiamo di insegnare ai ragazzi il rispetto delle regole, la cultura, l’etica dello sport".
La politica ha occupato un altro capitolo importante della sua vita, prima con la Dc, poi, tra l’altro, con Ulivo e Margherita.
"Sono stato al parlamento nazionale e una volta a quello europeo. Adesso stiamo cercando con un gruppo di amici di mettere insieme un po’ di idee per tentare di fare una politica un po’ più disinteressata, visto che ultimamente gli interessi personali hanno quasi sempre avuto il sopravvento sul bene comune".
Volete creare un partito?
"Sì, una realtà nuova. Adesso è presto per dire esattamente con chi, ma si tratta di un gruppo abbastanza consistente di amici. Bisognerà vedere se ci saranno le condizioni, i mezzi finanziari. Magari si potrebbero coinvolgere anche soggetti che già esistono. Se ad esempio a Casini viene voglia davvero di rimettersi in discussione, togliendo il suo nome dal partito, facendo in quell’area un progetto più allargato, chissà che non si possa raggiungere una percentuale molto più alta del 6-7 per cento. Abbiamo più di un anno di tempo, in vista delle prossime politiche. Si vedrà. Per adesso è un desiderio, speriamo si possa realizzare".
Cosa si augura per il 2012?
"Adesso comincio la stagione con questo programma del sabato sera e poi vedremo cosa succederà dopo. Intanto sto scrivendo la mia autobiografia, da quando sono nato a oggi. Uscirà a maggio o a settembre. Ripercorro tutta la mia vita: in modo sintetico, perché altrimenti ci vorrebbero troppi volumi".
Ha più avuto nella vita un’emozione come quella del goal del 4 a 3 alla Germania, nel Mondiale del 1970, in Messico?
"L’emozione l’ho vissuta al rientro in Italia. Perché quando si gioca una partita, per importante che sia, non si percepisce veramente la portata emotiva dell’avvenimento. Però poi, vedendo come l’avevano vissuta gli italiani, e anche i tedeschi, ci siamo resi conto di avere fatto qualcosa che andava oltre una semplice partita di calcio. Abbiamo capito di avere scritto una pagina importante".
Beatrice Bertuccioli