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Rai, il dg Lei per la conferma di Maccari al Tg1

Infuria la polemica. Pd: "Basta con la distruzione dell'azienda"

Il direttore generale propone inoltre Alessandro Casarin alla direzione della TgR. No comment di Garimberti: "Dirò quello che penso dopo il voto". L'Italia dei Valori minaccia una class action. Il Pdl: "Inaccettabile l'attacco della sinistra"

Alberto Maccari, ipotesi rinnovo alla guida del Tg1 (foto Ansa)
Alberto Maccari, ipotesi rinnovo alla guida del Tg1 (foto Ansa)

Roma, 28 gennaio 2012 - Alberto Maccari da confermare alla direzione del Tg1. E' la proposta che il direttore generale della Rai Lorenza Lei formulerà martedì in CdA. Maccari è attuale direttore ad interim della testata ammiraglia, con scadenza proprio martedì 31. Nelle intenzioni del direttore generale resta quindi tutto immutato, nonostante nei giorni scorsi ci siano state critiche a questa eventualità di prolungare il mandato di Maccari, che può avvenire solo con un nuovo contratto di lavoro per lo stesso direttore del Tg1.

Il direttore generale Lei propone inoltre Alessandro Casarin alla direzione della TgR , direzione finora occupata anche questa ad interim da Maccari che fino al 5 gennaio scorso ne era stato il direttore titolare per poi vedersi prorogato l'incarico oltreché divenire direttore del Tg1.

NO COMMENT DI GARIMBERTI - Per ora no comment dalpresidente della Rai Paolo Garimberti. "Prima del cda non parlo per rispetto del ruolo di garanzia", avrebbe spiegato ai suoi, chiarendo però che dopo la riunione e il voto "dirò sinceramente e liberamente ciò che penso". Nei giorni scorsi Garimberti non ha nascosto perplessità di fronte alle notizie sulla conferma di Maccari alla direzione del Tg1.

RIZZO NERVO - Il cda della Rai dia martedì "un forte segnale di indipendenza", rinvii al mittente le proposte di nomina alla guida di Tg1 e Tgr del dg Lei e le chieda di dimettersi. E' l'"ultimo e accorato appello" che rivolge ai colleghi il consigliere di amministrazione Nino Rizzo Nervo.

"Avevo sperato - afferma il rappresentante Pd a viale Mazzini - in un sussulto di autonomia da parte del direttore generale ma così non è stato. Le proposte di nomina della dottoressa Lei dimostrano ancora una volta la sua continuità con una gestione politica della Rai che sta uccidendo l'Azienda. Oggi si chiede persino di violare le regole che questo stesso Cda si era dato due anni fa: il divieto di affidare posizioni di line ai dipendenti andati in pensione. Purtroppo non è la prima volta che il direttore generale compie atti gestionali - lamenta Rizzo Nervo - calpestando la normativa aziendale e bene avrebbe fatto il Consiglio, come avevo sollecitato, a non chiudere gli occhi".

L'USIGRAI - "La scelta che sarebbe stata fatta per il Tg1 può essere accettata in una logica di bimestre bianco degli attuali vertici aziendali. Rinunciare a rilanciare subito la principale testata del servizio pubblico è un errore, che potrebbe considerarsi giustificabile solo nel contesto di un passo indietro rispetto a decisioni che spetteranno al futuro prossimo vertice''. Lo dice il segretario Usigrai Carlo Verna che invece ha giudicato "positivo che si disgiunga la sorte del Tg1 da quella della Tgr, per la quale auspichiamo un immediato rilancio. Valuteremo comunque le decisioni dopo la scelta del cda, e elemento determinante sarà che non siano 'muscolari' o inserite in un quadro di selvaggia lottizzazione''.

IL PD - "Davvero di tutto di più. E' ora di mettere un freno alla progressiva distruzione di una società pubblica. Spero che il Cda non consenta questa deriva. Occorre mettere mano urgentemente, anche su iniziativa dell'esecutivo, ad una riforma della governance della Rai". Lo afferma il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani commentando le scelte del dg della Rai, Lorenza Lei.

ITALIA DEI VALORI - "Il dg Lei, scegliendo di non scegliere, dimostra tutta la sua debolezza, favorisce la lottizzazione politica fra Pdl e Lega, appoggiandone di fatto il vergognoso accordo, e porta l'azienda verso il baratro". E quanto afferma in una nota il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. "Il presidente della Rai, nel prossimo Cda - aggiunge - dovrebbe intervenire e non cedere a questa logica spartitoria che umilia le professionalità dell azienda, rifiutando queste indegne proposte di nomine. Se nel prossimo Cda risultasse decisivo il voto dell'on. Verro, neo parlamentare del Pdl prosegue Orlando - noi dell Italia dei Valori promuoveremo ogni azione legale presso le sedi competenti, di fronte alle illegittimità che si stanno consumando, e valuteremo, inoltre, se esistano i requisiti per una class action contro l'azienda, al fine di tutelare il diritto dei cittadini che pagano il canone ad avere un servizio pubblico degno di tale nome. Noi che siamo l'unico partito che non si è seduto al tavolo della spartizione delle poltrone del Cda - conclude Orlando - chiediamo a tutte le altre forze politiche di fare un passo indietro e di riformare l azienda affinché sia governata da professionisti dell informazione e non più da professionisti della politica".

IL POPOLO DELLA LIBERTA' - Il Pdl difende le scelte del dg Rai per la guida di Tg1 e Tgr e denuncia "l'attacco inaccettabile della sinistra all'autonomia dell'azienda". "Mi chiedo - afferma Alessio Butti, capogruppo Pdl in commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai - se sia possibile per la Rai lavorare in autonomia e soprattutto il direttore generale decidere in piena libertà secondo il bene dell'azienda. Senza l'assillo di sedicenti libertari democratici della sinistra". "Pensare che Maccari e Casarin siano lottizzati - dice ancora Butti - è veramente un'offesa per questi due professionisti. Significa non conoscere la loro storia, la loro professionalità e soprattutto i risultati raggiunti in questi anni all'interno delle loro redazioni. La verità è che l'ansia da bulimia lottizzatrice è di questa sinistra parlamentare e politica che si riempie la bocca di belle parole, ma poi se non è accontentata grida e minaccia. Tutto ciò è inaccettabile oltre che in malafede". "A questi signori - insiste l'esponente Pdl - basterebbe ricordare la difesa ad oltranza di Santoro per rendersi conto della loro falsità. Avrebbe dovuto fare sfracelli una volta andato via dalla Rai, ed invece il suo successo si è ridotto ad un misero 6-7 per cento. Basta perciò con queste continue intromissioni e si lasci la Rai decidere secondo logiche di mercato ed in piena autonomia aziendale".

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