"Sono stato un Pirla
con la p maiuscola"
Ivan sentito ancora dall'antidoping
Il ciclista varesino torna a parlare, in una intervista alla Gazzetta dello Sport, per spiegare quello che non e' riuscito a dire martedi'. E non cerca scuse: "Non cerco sconti. Ad un certo punto negavo la verita' anche a me stesso"
Roma, 10 maggio 2007 - "Sono stato un pirla. Un Pirla con la p maiuscola. E' giusto che io paghi il prezzo del mio errore. Non cerco sconti. Ad un certo punto negavo la verita' anche a me stesso. E' difficile crederci, ma questa brutta pagina l'ho nascosta anche alle persone che ho piu' care. Voglio chiedere scusa a tutti quelli che hanno avuto fiducia in me. So che non sara' facile riconquistarla ma ci voglio almeno provare". A poche ore dalla conferenza stampa in cui ha ammesso le sue colpe, Ivan Basso torna a parlare per spiegare quello che non e' riuscito a dire martedi'. Lo fa in una intervista alla Gazzetta dello Sport.
"Mi sono rivisto in tv e non mi sono riconosciuto- ha detto Basso- Sono sembrato arrogante? Non lo sono mai stato. Ero terribilmente a disagio. Volevo chiedere scusa a tutti quelli che hanno creduto in me. Dovevo chiedere uno 'scusa' grande cosi' e non ci sono riuscito. E' che mi sono sentito aggredito. C'erano 150 giornalisti, ero tiratissimo, non ero io". Lunedi' Ivan Basso si era presentato volontariamente alla Procura antidoping del Coni per confessare il suo coinvolgimento nella 'Operacion Puerto': "Birillo sono io, quelle sacche di sangue sono mie".
"Avrei potuto evitare il confronto, avrei potuto eccepire su tutto, tirarla per le lunghe e continuare a correre, ma non ce la facevo piu'- ha proseguito Basso- Avevo bisogno di liberarmi di un peso. Anzi, avrei dovuto farlo molto prima. Avrei dovuto raccontare tutto gia' nel giugno dello scorso anno".
Basso in conferenza stampa non era stato convincente. "E' questo che non mi fa stare sereno. Il fatto e' che ho detto esattamente quello che e' nei verbali. Io quel sangue versato a Madrid non l'ho mai utilizzato. E il famoso Kalc, il presunto galoppino che portava le sacche alle corse, non so nemmeno chi sia. Al procuratore ho detto tutto quello che so, ma certi nomi io non li avevo mai sentiti nominare. Ho sbagliato, lo ammetto, ma adesso come posso fare a riconquistare la fiducia? Quello che ho detto in conferenza stampa e' quello che ho detto a Torri. Io sono esattamente quello che la gente pensava che fossi. Sono soltanto un uomo che ha sbagliato. Tutto qui".
Poi, a proposito delle sacche di sangue, Basso ha ammesso: "Ho pensato che prima o poi mi sarebbero servite quelle sacche. Ho provato e solo adesso capisco quanto ho sbagliato. E' giusto che io paghi il prezzo del mio errore. Non cerco sconti. Perche' negare l'evidenza? Perche' ad un certo punto negavo la verita' anche a me stesso. E' difficile crederci, ma questa brutta pagina l'ho nascosta anche alle persone che ho piu' care. Sono un uomo di grandi principi e forse nel mio inconscio non ho mai accettato quei viaggi a Madrid. Ecco perche' voglio chiedere scusa a tutti quelli che hanno avuto fiducia in me. So che non sara' facile riconquistarla ma ci voglio almeno provare. E se possibile vorrei rassicurare quelli che si sono emozionati per me. Le mie vittorie sono vere, me le sono conquistate soffrendo per questo sport in ogni secondo della mia vita. Ho vinto e rivinto in bici da quando avevo 6 anni e nei miei risultati non c'e' doping".
Infine una battuta sul suo futuro: "Mi prendero' una lunga vacanza con la famiglia. Mia moglie e i miei figli sono la mia vita. Con loro cerchero' di ritrovare serenita' e poi tornero' in bici, perche' anche quella e' la mia vita".
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