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NAZIONALE

Donadoni: "L’ombra di Lippi non mi fa paura"

Tensione dopo il successo di Genova. Il ct azzurro sulle parole di Lippi: "E’ legittimo che pensi di tornare in nazionale". Sulla partita decisiva: "A Glasgow sarà la nostra finale, ci giocheremo un anno di lavoro". Verso la Scozia, Abete: "C'è preoccupazione, Donadoni merita fiducia"

il ct azzurro Donandoni Firenze, 15 ottobre 2007 - L’ITALIA torna da Genova con la faccia un po’ così, in pace con se stessa per il risultato, il minimo sindacale per una nazionale alla vigilia bonariamente definita operaia, meno per il gioco, se lo stesso Buffon ha parlato di «squadra sfilacciata». Può darsi benissimo che lo stimolo proposto dai ragazzini georgiani fosse relativo, che Pirlo e compagni sapessero che prima o poi la partita sarebbe finita nelle loro mani e che da lì non sarebbe più uscita, contro un avversario senza attaccanti e con un portiere disoccupato, ma se l’occasione doveva servire a galvanizzare l’ambiente, ad accendere qualche entusiasmo in più sulla via di Glasgow, allora va detto che la serata azzurra in questo senso è stata parsimoniosa, molto genovese.

FORSE È MEGLIO così, avanti a fari abbassati, per tradizione l’Italia del calcio dà il meglio quando viene stimolata a reagire, e non è un caso che uno che se ne intende come Paolo Rossi sostenga, senza paradossi, che per la nazionale gli elogi sono più pericolosi delle critiche. E’ stato spesso così in un mondiale, ma ora Donadoni deve confermarlo in una qualificazione europea. «A Glasgow sarà la nostra finale, in una partita ci giocheremo un anno di lavoro», fa appello all’orgoglio mondiale, il ct, dopo il due a zero alla piccola Georgia. La sua nazionale si porta dietro la zavorra dei due punti lasciati per strada nella prima uscita a Napoli con la Lituania, ma lo spirito di Berlino evocato in questa lunga vigilia della sfida decisiva del 17 novembre all’Hampden Park è lo stesso che ripropone in forma ciclica paragoni mondiali, legati a quell’Italia e al suo capo, Marcello Lippi.

NON SAREBBE così, probabilmente, se questa nazionale non si trovasse ora nella condizione di avere a disposizione solo un risultato, la vittoria, in Scozia, in uno stadio da leoni dove il calcio italiano non ha mai vinto nella storia, e se il progetto di squadra allestito da Donadoni fosse stato in questi mesi più convincente. In classifica, l’Italia ha la posizione che si merita, né più né meno. E’ bastata così una frase via radio dell’ex commissario tecnico, già detta altre volte («Io di nuovo in azzurro? Non escludo niente, lascio le porte aperte, mai dire mai»), ridimensionata con gli amici dallo stesso Lippi, per far riaffiorare la sua ombra accanto alla panchina di Donadoni. In questo caso, è stata la coincidenza dei tempi a dar risalto alle sue parole, con l’intervista andata in onda sabato, poche ore prima della partita di Genova, una circostanza che ha sorpreso gli stessi dirigenti federali.

«MA SONO SICURO che Lippi non voleva mancare di rispetto al suo successore, la sua frase era all’interno di un discorso relativo alla sua volontà di tornare ad allenare, e di questo ne siamo lieti, comunque per noi Donadoni ha carta bianca, e per quanto riguarda la qualificazione sono ottimista, se non abbiamo mai vinto a Glasgow vuol dire che questa volta ci riusciremo», il commento di Abete, il presidente federale. «Lippi? E’ legittimo che un allenatore possa dire cose del genere, non mi sento assolutamente toccato dalle sue parole, anche io quando sono andato via da Livorno non ho mai detto che non ci sarei più tornato, le cose possono succedere, nella vita di un tecnico», la risposta di Donadoni.

HA ALTRO per la testa, in questo momento, l’attuale commissario tecnico, anche se è consapevole che a Glasgow con la qualificazione è in palio anche il suo posto, e che se non dovesse andar bene la conseguenza, a maggior ragione dopo la disponibilità confermata dal diretto interessato, sarebbe un ritorno di Lippi, per preparare i mondiali 2010 in Sud Africa. La situazione è questa, scritta nella classifica del girone. A Glasgow, l’Italia dovrà giocare anche contro l’ipotesi di un Lippi-bis, per qualificarsi per la fase finale dei prossimi Europei 2008 in Austria e Svizzera e mettersi alle spalle almeno una parte delle nostalgie mondiali. La Scozia, quattordicesima nelle classifiche mondiali e capolista a sorpresa del gruppo B, il suo primato se lo è conquistato con meriti notevoli, facendo sei su sei contro la Francia e vincendo le cinque le partite giocate in casa. La Tartan Army è forte anche fuori campo, da quando lo scozzese David Taylor è diventato segretario generale dell’Uefa. E’ molto dura per gli azzurri sperare in un aiuto mercoledì dalla Georgia, anche se Toppmoller, il tecnico tedesco della nazionale caucasica, ha lasciato Genova con una promessa: «Vedrete, contro la Scozia faremo un favore all’Italia e alla Francia, che restano le mie favorite per la qualificazione».

MA L’ITALIA, salvo sorprese mercoledì da Tblisi, il favore vero dovrà farselo soprattutto da sola, andandosi a prendere il passaporto europeo a Glasgow. «E non sarà per niente facile, dopo aver visto in tv come la Scozia ha liquidato l’Ucraina», il parere di Moratti, presidente dell’Inter in versione di preoccupato tifoso azzurro. A Bari, nella prima sfida con gli scozzesi, finì due a zero, doppietta di Toni. Ma sarà bene non farne un punto di riferimento, come conferma Donadoni: «In casa loro si trasformano, dovremo andare lì e imporre il nostro gioco, tecnicamente siamo superiori ma servirà una grande Italia, anche nello spirito».

UNA VIGILIA lunga un mese. Intanto, azzurri, con molte facce nuove, da oggi di nuovo a Coverciano, per l’amichevole di mercoledì a Siena con il Sud Africa. Con un occhio alla Georgia. E con la testa già a Glasgow.


di Alessandro Fiesoli

 









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