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Sport

CICLISMO & DOPING

Kashechkin porta in tribunale l'Uci

L'ex corridore del team Astana, positivo in agosto per emotrasfusione, ha citato in giudizio la federazione di fronte ad un tribunale civile belga.  Secondo gli avvocati del kazako le federazioni sportive non avrebbero diritto di imporre sanzioni disciplinari tali da pregiudicare intere carriere

Andrej Kashechkin Bruxelles, 2 novembre 2007  - Il kazako Andrej Kashechkin inizierà martedì la sfida in tribunale contro l'Unione Ciclistica Internazionale. I legali dell'ex corridore del team Astana - positivo in agosto per emotrasfusione - hanno citato in giudizio la federazione di fronte ad un tribunale civile belga con la duplice intenzione di smontare diversi capisaldi del codice dell'Agenzia Mondiale Antidoping e di contestare le ampie possibilità concesse agli organismi sportivi in fatto di controlli al di fuori del contesto di gara.

 


Secondo gli avvocati di Kashechkin sarebbe illegale la quantità di controlli a cui sono sottoposti gli atleti, mentre le federazioni sportive non avrebbero diritto di imporre sanzioni disciplinari tali da pregiudicare intere carriere. "Non si tratta di una battaglia per o contro il doping", ha detto l'avvocato Christian Botteman, "perché tutti noi siamo contrari al doping. Si tratta di una battaglia contro un sistema che non rispetta i diritti fondamentali dell'individuo".

 


Nella vicenda l'Ipct, l'associazione delle squadre ciclistiche professionistiche, ha deciso di affiancare l'Uci in tribunale per tutelare la stabilità del sistema. "Se Kashechkin dovesse vincere grazie al principio che solo le autorità pubbliche possono occuparsi di doping, allora sarà meglio chiudere bottega", ha detto Jean Louis Dupont, legale dell'Ipct.

 

La battaglia legale si aprirà martedì a Liegi, una settimana prima della conferenza mondiale sull'antidoping di Madrid che in base alle attese dovrebbe concludersi con l'approvazione di nuove normative in fatto di controllo e sanzioni. Kashechkin subì il licenziamento dall'Astana dopo essere risultato positivo per emotrasfusione in occasione di un controllo a sorpresa effettuato il primo agosto a Belek, in Turchia, mentre era in vacanza con la famiglia.

 

"Venne controllato alle 22.45, una situazione anormale", ha protestato Botteman: "Eppure - ha aggiunto l'avvocato - se si fosse rifiutato di sottoporsi al test, sarebbe stato considerato colpevole di doping".

 

In tribunale Botteman solleverà anche altri interrogativi sulla condotta dell'Uci e delle autorità antidoping. In particolare il legale del ciclista farà presenti le difficoltà che affrontano gli atleti che cercano di raffrontare i risultati delle analisi condotte dalle federazioni con altri test effettuati privatamente. La corte di Liegi dovrebbe pronunciare una sospensiva già martedì, concedendo quindi a Kashechkin la possibilità di tornare a correre da subito in attesa del verdetto definitivo. Calcolando anche il possibile appello, la battaglia legale potrebbe trascinarsi per anni.

 

Gli avvocati del ciclista intanto hanno risposto alle perplessità sulla sede del processo affermando che Liegi rappresenta un terreno lecito poiché Kashechkin ha vissuto in Belgio per cinque anni sviluppando forti legami con questa nazione. Il corridore kazako, terzo nel Criterium del Delfinato, fu costretto a lasciare il Tour de France di quest'anno in seguito al ritiro della sua squadra, uscita di scena per la positività ad emotrasfusione dell'altra star del ciclismo kazako, Alexandre Vinokourov.










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