Tre Giri delle Fiandre vinti dal 49 al 51. "Il ciclismo mi ha insegnato i valori e la consapevolezza che la fatica non è mai inutile. Il successo si può conquistare, ma è quasi un di più rispetto al resto: alla famiglia e alla fede"
Milano, 7 dicembre 2007 - Quanto ruggiscono i leoni? Ottanta, novanta, cento anni? Di più, molto di più. Perché hanno una tempra impossibile da imitare, tanto meno da calcolare. Di più, perché allungano sempre davanti al gruppo e non si lamentano mai. Piuttosto sgridano, incalzano, ti mettono di fronte al fatto: mordere, stringere i denti e via. Vincere, comunque. Anche quando si perde. Forano, cambiano il tubolare e ripartono, anche in salita. Fratturano la clavicola, la sostituiscono con i denti che sembrano mordere il manubrio e via, a pedalare, sul pavé, sulla strada, in montagna, in volata.
Se sono poi leoni delle Fiandre (dalla Toscana a Monza), va beh, allora non temono neanche il freddo, la pioggia, il fango, la polvere. Non temono Coppi. Non temono Bartali. Scendono dalla bici, dopo aver affrontato quasi due guerre e averci pedalato sopra, si affermano anche sul lavoro, senza stancarsi mai, lavorano con soddisfazione: dalle otto del mattino sino a cena. Con la famiglia, sacrosanta famiglia. E via. Pedalano, davanti a tutti, all’aria, tirano, infiammano e conquistano. Un successo dopo l’altro.
Ottantasette anni di vittorie e non bastano mai. Sette dicembre del venti, nasce Fiorenzo Magni. Eì lui il leone più longevo della Terra e oggi compie 87 anni. “Aspetto il sètte”, te lo dice con l’accento toscano sempre al posto giusto, “lo aspetto per fare una piccola festa con la famiglia, tutti i miei nipoti e poi ci vediamo presto a Monza per parlare del Ghisallo che c’è ancora tanto da fare”, te lo dice con la solita voce, decisa, sincera, convincente. “Il compleanno? E’ un giorno come l’altro, suvvia, ma è anche bello aspettarlo e niente paura che ce ne saranno tanti altri ancora. Ho intenzione di lavorare fino a cento”.
Il Leone delle Fiandre ruggisce lento, senza tempo, lui che il tempo lo sapeva gestire bene “Ho vinto un giro per pochi secondi – 120 secondi - e so bene quanto vale il tempo per un campione”. Prende in mano una penna, sfoglia e scrive appunti e ricomincia a programmare un obiettivo, uno dopo l’altro: “Lo sport, il ciclismo, mi ha dato tanto, mi ha insegnato i valori e la consapevolezza che la fatica non è mai inutile. Il successo (tre Giri delle Fiandre vinti dal 49 al 51) è qualcosa che si può conquistare ma è quasi un di più rispetto al resto: alla famiglia e alla fede, ad esempio. A mia moglie Liliana e al sacramento che ci unisce. Che uomo sarei senza Liliana e le mie figlie e i miei nipoti… E che saremmo senza tutti quei sacrifici che ci hanno tenuti uniti, che ci hanno fatto male e bene insieme. Che hanno dato il senso”.
Sembra addolcito il Leone delle Fiandre, nel giorno del suo ottantasettesimo compleanno, invece no, è solo più lento, più saggio di sempre, più ragionato. Aspetta, la festicciola di compleanno. Aspetta gli auguri di Natale e quelli per il Ghisallo, il suo sogno realizzato, il primo grande museo dedicato alla storia del ciclismo: passato presente e futuro. Con la benedizione sacra e unica della Madonnina che protegge i ciclisti e chi li ama. Lui c’è riuscito, anche in questo Fiorenzo Magni ha vinto e non era facile.
E adesso non vuole più regali, se non quello di continuare tutti a pedalare con lui, in quel senso: “Il ciclismo, tutto lo sport, soffre e noi dobbiamo aiutarlo. Ci sono tanti problemi, ma c’è sempre chi lo interpreta ancora come un mondo pulito e vero che tenta la fuga ogni giorno, che soffre con passione ma è sempre lì, ed è quello che porta ancora tantissima gente sulle strade e davanti alla tv. Avete visto al Giro, al Tour, al Mondiale.
Avete visto alle corse, il ciclismo raccoglie sempre la passione della gente che non l’abbandonerà mai. Siamo noi, tutti noi che dobbiamo fare il resto, dobbiamo pretendere più spazio sui giornali, anche, che si ricordano delle due ruote solo quando c’è il giro o il mondiale e poi più. Guardate che differenza, ho vinto il Giro del 48 (sessant’anni fa!) e la Gazzetta titolava a tutta pagina sul fatto, relegato in basso, la notizia del Milan vincitore del campionato di calcio! Che differenza!
Ecco quando guardo quella pagina appesa e incorniciata come tante altre belle pagine di storia di ciclismo al Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo mi viene rabbia e mi accorgo solo allora che è passato tanto tempo….”. La rabbia non invecchia, il Leone non smette di ruggire. Ottanta novanta centanni di auguri, Fiorenzo Magni.
Luciana Rota
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