MILANO, 13 dicembre 2007 - NELLA valigia del dottor Combi, che oggi lascerà il Brasile per tornare in via Durini, c’è anche la brillante cartella clinica di Adriano (giunto a metà del suo piano di recupero) piena di buone notizie. E che il responsabile dello staff sanitario dell’Inter consegnerà subito al presidente Moratti.
Il personale che da metà novembre si è preso cura del bomber triste (cinque fra medici, fisioterapisti e psicologi) ha fornito infatti un quadro clinico (e non solo) assai confortante al medico nerazzurro: Adriano, che sta completando il lavoro di recupero psicofisico e si allena quotidianamente con la squadra juniores del San Paolo che disputerà la Copa Sao Paulo, ieri per la prima volta ha calciato il pallone.
Ma c’è di più: perché la bontà dei risultati ottenuti dal giocatore è confermata dai numeri della bilancia: quando era partito per il Brasile, Adriano pesava 99,3 chilogrammi. Oggi è sceso a 96,4 chili, quasi tre in meno. Mica male.
Sarà anche per questo motivo che i dirigenti del San Paolo, che seguono da vicino il recupero del connazionale, vorrebbero l’attaccante a gennaio. Il club carioca vorrebbe infatti provare a convincere l'Inter a un prestito gratuito fino al termine della stagione per consentire ad Adriano di tornare ai suoi livelli e utilizzarlo in Coppa Libertadores. «La trattativa che vogliamo fare prevede di non pagare nulla e proseguire il trattamento del calciatore in Brasile - ha spiegato il dirigente Joao Paulo Lopes alla radio "Bandeirantes" -. Abbiamo fatto lo stesso con Ricardo Oliveira e a lui ha fatto bene, tanto che in Europa è tornato a brillare».
«Adriano è felice del lavoro e dell'ambiente di questo club - ha aggiunto Lopes -. L'accordo che abbiamo con l'Inter, al momento, è che a inizio gennaio il giocatore torni in Italia pienamente recuperato. La nostra offerta? Per ora non possiamo farla per motivi etici».
Concetti ribaditi dal vicepresidente del club, Carlos Augusto de Barros: «La missione è abbastanza difficile ma non impossibile. Se ci fosse la possibilità ci proveremo».
Giulio Mola
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