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La Fit: "Ingiuste le squalifiche di Starace e Bracciali"

La federazione italiana difende i due azzurri: "Ingiustizia è fatta, pene spropositatamente severe rispetto all'entità delle violazioni commesse"

Bracciali Roma, 22 dicembre 2007 - La Commissione anti-corruzione dell'Atp squalifica Potito Starace e Daniele Bracciali (nella foto) per aver scommesso su incontri di tennis e per la Federtennis italiana "ingiustizia è fatta", trattandosi di pene "assolutamente e spropositatamente severe rispetto all'entità delle violazioni commesse dai due giocatori".

 

Sono 3, in totale, i giocatori italiani sin qui sospesi. Il primo provvedimento era stato comminato ad Alessio Di Mauro, fermato per 9 mesi. A lui, adesso si sono aggiunti il numero 1 azzurro (sei settimane di squalifica e 30mila dollari di multa) e l'atleta toscano (tre mesi e 20mila dollari).


La Fit parla di una "leggerezza commessa per mancata conoscenza del regolamento ATP ma cui Starace e Bracciali avevano posto immediatamente fine non appena scoperto che in realtà non si poteva fare".

 

La Fit passa al contrattacco: "L'Atp doveva essere da anni a conoscenza delle scommesse fatte dai due giocatori azzurri ma ha colpito solo adesso per far vedere che sta in qualche modo controllando il vero fenomeno scandaloso, quello delle partite truccate per favorire scommettitori disonesti, nei confronti del quale non solo è invece penosamente impotente ma probabilmente non ha il coraggio di farlo perché sono coinvolti alcuni 'pezzi grossi' del circuito". 

 

"Ho deciso di patteggiare", spiega Potito Starace, "perché con questa spada di Damocle sulla testa non avrei certo potuto giocare bene negli Open d`Australia. Invece così rientrerò a febbraio con la voglia di spaccare il mondo. Però adesso voglio vedere che cosa faranno agli altri indagati. Voglio che paghino tutti con la stessa pesantezza che hanno riservato a noi italiani. E' uno schifo - prosegue - ci hanno massacrati senza che questo risolva il problema vero, le partite vendute. Ci hanno dato pene pazzesche se penso a quelle che in passato hanno dato a chi faceva uso di doping".


Il tennista di Cervinara è critico con l'Atp: "Non sa dove sbattere la testa. E' tutta una buffonata. Chi dirige la nostra associazione dovrebbe rispettare il lavoro dei giocatori per bene e gestire i problemi con serietà".


"Eravamo quelli sacrificabili, ecco perché se la sono presa con noi", la pensa così invece Daniele Bracciali. "Non siamo campioni e non contiamo ad alto livello. Ma non posso credere che a fare qualche scommessina siamo stati soltanto noi italiani. Tra l'altro, il regolamento dell'Atp si presta a duemila interpretazioni sulla regola che 'non bisogna scommettere sul tennis'. E poi se avessi voluto fare il furbo non avrei certo scommesso col mio nome".










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