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IL BILANCIO DEL CT

Donadoni "Otto alla mia Nazionale
Il mio contratto? Non c'è fretta"

Il commissario tecnico degli azzurri dà i voti al suo 2007. "Siamo a meta' dell'opera. Nel mio piccolo, sono felice e orgoglioso di dirigere l'Italia. Domenech? Ossessionato dalla nostra ombra. All'estero ci considerano 'straccioni' di successo. La realta' e' che, quando vogliamo, sappiamo fare squadra come pochi"

Donadoni Torino, 27 dicembre 2007 - "Moggi ha fatto pubblica ammenda dicendo che si e' sbagliato sul mio conto? Beh, diciamo che mi fa piacere. Cambiare opinione - quando, soprattutto, nello specifico non c'erano prove concrete che la giustificassero - e' sinonimo di intelligenza".

 

Inizia cosi' l'intervista concessa da Roberto Donadoni a "La Stampa": il ct della Nazionale fa un punto dell'anno che sta per concludersi e si assegna, anzi assegna alla Nazionale capace di qualificarsi per gli Europei d'Austria e Svizzera un voto molto alto: "Un otto pieno". La svolta e' arrivata con la vittoria di Glasgow, sono saliti tutti sul carro. "Siamo fatti cosi' - dice Donadoni - Negli altri Paesi, il risultato e' il confine piu' importante. Da noi, l'unico. Viviamo di eccessi. La qual cosa non mi da' soddisfazione. Voglia di cambiare, poca. Se mi sono mai sentito solo? No, nel modo piu' assoluto. Libero di non credermi, ma ho amici anche in Federazione. Paura di non farcela? Mai. Avevo ereditato un gruppo straordinario. C'era da smaltire il trionfo mondiale. E comunque: meglio ricaricare una squadra vittoriosa che rianimarne una di perdenti".

 

Nel frattempo, pero', Abete non gli ha ancora rinnovato il contratto. "Pretendere chiarezza non significa avere fretta - assicura Donadoni -. Ne parleremo alla vigilia degli Europei. Il mio rapporto con Abete e' molto diretto, molto leale". Ancora troppo presto per fare un bilancio da ct, pero', perche' "siamo a meta' dell'opera. Nel mio piccolo, sono felice e orgoglioso di dirigere l'Italia. In Scozia, per la cronaca, non aveva vinto nessuno: ne' Fabbri, ne' Sacchi, ne' Lippi. Quando il professor Rossi mi scelse, molti dissero o scrissero che prima o poi sarei saltato per aria". "Invece - continua - sono ancora qui, al mio posto, piu' carico che mai, sicuro di potermi giocare l'Europa da protagonista. Perche', vede, questa e' una squadra speciale. Altro che pancia piena. Ha sempre fame. Proprio come me".

 

Troppo presto per stilare un bilancio, troppo presto anche per pensare al dopo Nazionale: "Valutero'. Ci pensero'. Dicessi che mi piacerebbe allenare un grande club, direi una banalita'. Milan, Real, Barcellona, Bayern, la stessa Juventus con la quale ebbi dei contatti prima di diventare ct. Chi non vorrebbe finire in societa' del genere? Ma non divaghiamo. Ho altri sogni per la testa". L'Europeo, anzitutto, competizione alla quale l'Italia spera di arrivare "con la rosa in salute. Gli stimoli, quelli, non mancheranno". Francia, Olanda, Romania, queste le avversarie ("se devo cadere preferisco cadere in piedi"), con i transalpini del "solito" Domenech, al quale Donadoni rifila una stilettata. "E' ossessionato dalla nostra ombra. Lo capisco. Mi diverte". Domenech non puo' giocare e forse usa le parole in quel senso. Magari se vorra' un giorno faremo una partitella a calcio testa a testa e vedremo chi vincera' senza usare parole. Li', forse, e' piu' forte lui". Roberto Donadoni col sorriso sulle labbra stuzzica Raymond Domenech, che non perde occasione per punzecchiare l'Italia.

 

Gli chiedono quale sara' il simbolo del 2008, Donadoni risponde cosi': "Non vorrei che fosse Karim Benzema. Francese, vent'anni. Fisico, tecnica, fiuto del gol. Alla sua eta', cambia gia' le partite. In chiave azzurra? Cassano, perche' no. In passato, ragazzo com'era, dipendeva dagli altri: alludo ai consigli di chi gli stava attorno. Oggi, dipende da lui". Dopo aver ribadito che Totti e Nesta "sono stati loro a ritirarsi, io ne ho preso atto e mon ho notizia di marce indietro" e che Del Piero all'Altafini e' solo uno slogan ("Mi auguro di no. Ale ci tiene, alla Nazionale. E il sottoscritto e' sensibile a determinati valori"), Donadoni si sofferma sul momento del calcio nostrano, fuori e dentro il campo. L'Italia e' infatti campione del mondo e qualificata alla fase finale degli Europei; il Milan campione d'Europa e del Mondo; ci sono tre squadre negli ottavi di Champions League e Capello ct dell'Inghilterra. "C'e' una scuola d'avanguardia e c'e', evidentemente, una mentalita' legata al torbido, all'inciucio, a un'etica sin troppo ballerina. Il nostro campionato non sara' il piu' bello, ma di sicuro resta competitivo e selettivo. All'estero ci considerano 'straccioni' di successo. La realta' e' che, quando vogliamo, sappiamo fare squadra come pochi, e coltiviamo conoscenze che gli altri, spesso, trascurano. Che l'Inghilterra abbia reclutato proprio Capello come salvatore della patria, rappresenta la chiave di lettura, se mi permette il termine, piu' clamorosa. Ci ridono dietro - conclude - ci tempestano di critiche, salvo rivolgersi a uno di noi per rifondare il sistema".










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