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Raul: "Per me Capello è stato fondamentale"

Sono le parole dell'attaccante delle merengues intervistato su SKY Sport 1 ai  "I signori del gol": "Mi ha aiutato molto nella prima parte della carriera, mi ha fatto crescere come giocatore"

Raul Gonzalez Blanco Madrid, 2 gennaio 2008  - "Per me Capello è stato un allenatore fondamentale, soprattutto all'inizio. Arrivò quando avevo 19 anni, è un allenatore che mi ha segnato per la sua professionalità, perchè in qualsiasi allenamento e in qualsiasi partita ti chiede il massimo. Mi ha aiutato molto nella prima parte della carriera, mi ha fatto crescere come giocatore".

 

Sono le parole dell'attaccante del Real Madrid, Raul. Domani alle ore 21, torna su SKY Sport 1 "I signori del gol", l'approfondimento di un'ora dedicato ai più grandi goleador europei ancora in attività. Dopo le prime due puntate dedicate ai re del gol in Europa, Pippo Inzaghi e Ruud Van Nistelrooy, il terzo appuntamento è in compagnia di Raul, il capitano del Real Madrid. Nel corso dello speciale, tutti i gol e un'intervista esclusiva al fantasista dei galacticos. "Ero attaccante, ma lui spesso mi faceva partire esterno a sinistra, dietro a Suker e Mijatovic, e altre volte partivo da attaccante. Eravamo 3 giocatori offensivi, ma a me chiedeva anche un lavoro differente, di copertura. Questo tipo di compito mi ha aiutato a maturare come giocatore".



Se Capello rappresenta la professionalità, Jorge Valdano invece è l'idea del calcio come divertimento. "Sì, con Valdano, fu un grande anno, irripetibile per la qualità del nostro gioco e la compattezza dello spogliatoio. Ho avuto la fortuna di debuttare - dice Raul- alla decima giornata e continuare a giocare. Giocavamo bene e conquistammo la Liga al primo anno. Non potevamo chiedere di più. Ci sono molti aneddoti con Valdano. Come quella volta che stavamo vincendo e sono stato sostituito a 20 minuti dalla fine e hanno pareggiato e alla fine gli ho detto: 'hai visto? se vuoi vincere la partita devi tenermi in campo...'. Ma era una battuta, il rapporto era ottimo, speciale, con Valdano e con Capello che sono stati due allenatori decisivi nella mia carriera da giovane. Sono stati molto importanti per me".



Nel 1997/1998 Raul hai vinto la sua prima Champions League, la settima per il Real Madrid. "È stato un anno complicato perchè nella Liga facevamo molta fatica. Ma l'obiettivo era la Champions che mancava da troppo tempo (32 anni). In testa avevamo solo quell'obiettivo lì: vincere la settima Champions League, non pensavamo ad altro. In Europa ci trasformavamo. Abbiamo ottenuto vittorie importanti -aggiunge l'attaccante madridista- soprattutto nei quarti e nella semifinale avevamo due squadre tedesche, Leverkusen e Dortmund, e poi in finale la Juve. La grande Juve di Del Piero e Zidane. Certamente i favoriti erano loro, ma con il gol di Mijatovic abbiamo alzato la coppa, la mia prima. Un'emozione incredibile".


L'anno dopo il gol decisivo col Vasco per diventare Campione del Mondo. "Un gol fondamentale anche a livello individuale. Venivo da un infortunio, da una stagione difficile, con un rendimento un pò incostante. Giocare la finale della Coppa Intercontinentale, che al Real mancava da molti anni, e segnare un gol decisivo, così importante quando mancavano 8-9 minuti alla fine contro il Vasco, fu come una rinascita -aggiunge-, non solo per la squadra ma anche per me. È un sogno ricorrente, segnare un gol decisivo negli ultimi minuti di una finale, quella volta l'ho realizzato".



Altra finale e altro gol col Valencia, l'anno dopo. "Sì, al Valencia. Quell'anno la Champions fu molto difficile, siamo riusciti a eliminare il Manchester nei quarti, Bayern e poi Valencia, che in quella stagione era una grande squadra. Loro arrivarono favoriti alla finale -spiega Raul- dopo aver eliminato il Barcellona, in semifinale, e giocavano bene. Però in finale ci fu solo il Real in campo, dal primo all'ultimo minuto abbiamo dominato. E ho segnato uno dei gol più curiosi. Sono riuscito a segnare il gol del 3-0, una finale speciale, per me personalmente perchè mi era nato un figlio da 3 mesi e il gol l'ho dedicato a lui". Anno dopo, gol in semifinale col Barca. "Sì al Bernabeu. Avevamo vinto al Camp Nou, con gol di Zidane e McManaman e ho segnato un bel gol da fuori area con grande potenza. Gol decisivo per far capire al Barcellona che non c'era nulla da fare. E ovviamente segnare contro il Barca in una Semifinale di Champions per uno come me è qualcosa di strepitoso".


Gol di pregevole fattura per il bomber blanco. "In finale meglio il gol mio o quello di Zidane? Il mio, no? Scherzo...Credo che il gol più bello fosse di Zidane, è entrato nella storia del calcio, segno della classe di uno come Zizou, di grande bellezza. Il mio fu il frutto di una giocata che facevamo spesso con Roberto Carlos, che partiva largo, dalla difesa e io mi smarcavo. Non l'ho nemmeno colpita troppo bene ma ha sorpreso il portiere e abbiamo segnato. La verità è che in quella finale abbiamo sofferto molto, abbiamo vinto 2-1 con il gol di Zizou appena prima dell'intervallo e nel secondo tempo abbiamo rischiato. Una partita di grande sofferenza. Il Bayer poteva vincere quella partita e non fu fortunato. In una settimana persero campionato e Champions. Insomma, abbiamo affrontato una grande squadra".



Raul non ha mai vinto il Pallone d'Oro, uno dei pochi trofei che manca al campione spagnolo."Ci sono stati un paio di anni nei quali sono stato vicino a quest'obiettivo, è un premio importante ma complicato, dipende da molte circostanze. Sono già contento di essere stato fra quelli in lotta per conquistarlo. Al momento è un pensiero lontano, però continuo a lavorare e stando nel Real tutto è possibile chissà. Se torniamo a vincere la Champions e io riesco a far bene, chissà...". L'attaccante ha giocato solo nel Real, ma in Italia c'è una squadra che gli piace. "In Italia ci sono grandi squadre, da piccolo mi piaceva molto il Milan, con Van Basten, Rijkaard, Gullit, Baresi, giocavano benissimo al calcio e mi erano simpatici. Poi ovviamente ci sono altre grandi squadre -aggiunge Raul- Juve, Inter, Roma, tutte squadre grandi, storiche, importanti. Però, se avessi dovuto indossare una maglia italiana certamente sarebbe stata quella del Milan, per quel ricordo di quando ero piccolo che mi è entrato nel cuore, ma ci sono tante squadre importanti".


Capitolo a parte per Raul merita la Nazionale spagnola. "Sono circostanze che a volte ti condizionano. Io ho voglia di esserci. Fra 6 mesi c'è l'Europeo. Ho partecipato solo alle prime partite di qualificazione e poi sono stato messo da parte, ma io spero di esserci a giugno. Giocare Europeo o Mondiale è il massimo, ci credo, se continuo così credo che mi possa chiamare". Giudizio equilibrato anche sui gironi dell'Europeo. "Tutti i gruppi sono difficili, il nostro non è il più complicato, quello è il vostro con Francia, Olanda, Romania, Italia. La Russia mi fa paura perchè c'è Hiddink che ha sempre fatto bene nei tornei scorsi, la Grecia è campione in carica, una buona squadra, non sarà quella di 4 anni fa. La Svezia l'avevamo nel gruppo di qualificazione, abbiamo perso lì e vinto qui. È una Nazionale che in una competizione secca può far bene. È un europeo aperto -conclude-, non c'è una superfavorita, può succedere tutto".










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