Catania, 2 febbraio 2008 - "Il sacrificio di Filippo ci ha aperto gli occhi, perchè prima della sua morte non c'eravamo accorti del rapporto tra violenza e sport". Così il capo della Polizia, Antonio Manganelli, è intervenuto all'inaugurazione, a Catania, allo stadio Angelo Massimino, davanti all'ingresso della tribuna Vip, della statua che ricorda la tragica morte dell'ispettore di Polizia Filippo Raciti, avvenuta un anno fa la sera del 2 febbraio durante gli scontri scppiati per la partita Catania-Palermo. L'opera, scolpita dall'artista Giorgio Bisanti, e' stata svelata dalla vedova, Marisa Grasso, e dal questore Michele Capomacchia.
"Filippo Raciti - ha detto ancora il capo della polizia - un anno fa, è stato ucciso da una mano criminale che ha dato sfogo a una furia assassina e a una violenza inaudita. Abbraccio Catania e i catanesi che, dopo la famiglia Raciti, sono stati le vittime di questa violenza".
Secondo il capo della polizia, "ad un anno di distanza è cambiato molto, ma le cose hanno bisogno di tempo per essere definitivamente sistemate". Sul piano statistico infatti gli incontri di calcio terminati con feriti sono diminuiti del 70 per cento, i feriti delle forze di polizia sono diminuiti dell'80 per cento.
Alla cerimonia, cui è seguita la messa in Cattedrale, hanno preso parte, fra gli altri, i familiari del poliziotto, tra cui la vedova Raciti, Marisa Grasso, il questore Michele Capomacchia, il presidente della Figc Giancarlo Abete, il sindaco del capoluogo etneo Umberto Scapagnini e il presidente del Calcio Catania Antonino Pulvirenti.
La giornata commemorativa si concluderà con un concerto al teatro "Massimo Bellini" dove l'Orchestra stabile del "Bellini", diretta dal maestro Renzetti, eseguirà la Sinfonia Eroica di Beethoven.
LA VEDOVA RACITI
Marisa Grasso, vedova dell'ispettore Filippo Raciti, ha affermato: ''I miei sentimenti nei confronti di chi ha ucciso mio marito non sono cambiati: non c'e' perdono. Mi piacerebbe un domani poterlo dire se vedessi del pentimento da parte degli assassini, ma questo fino ad oggi non e' avvenuto e io non riesco assolutamente a perdonare''.
''Il sacrificio di mio marito - ha aggiunto Marisa Grasso - e' servito a fare aprire gli occhi, a fare riflettere. E' un anno che giro scuole e parlo con i ragazzi e vedo che c'e' tanta sensibilita'. Quindi vedo che il sacrificio di Filippo sta servendo e deve continuare a servire per aiutarci tutti a vivere in una societa' civile. Io pero' ancora non sono in condizioni di vedere una partita di calcio anche perche' vedo che la violenza continua ad esserci anche se qualcosa sta cambiando''.
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