Bologna, 19 febbraio 2008 - Nel supermartedì di Champions esulta un solo Mancini, ma è quello della Roma che firma l’orgogliosa rimonta su un Real troppo presuntuoso per non essere castigato all’Olimpico. Se Totti sta meglio, la Roma sta meglio: se il capitano sarà al cento per cento fra due settimane al Bernabeu, la grande impresa di entrare nei quarti sarà possibile. I giochi fra Spalletti e Schuster rimangono aperti. Volendo essere ottimisti, anche quelli fra il Liverpool e l’Inter, sebbene La maledizione europea si accanisca sui campioni d’Italia: nel 2006 e nel 2007 li ha fatti fuori il Valencia, adesso è arrivata la lezione di Liverpool. A San Siro sarà durissimo segnare tre gol agli inglesi senza subirne uno. Di sicuro, ci vorrà tutta un’altra squadra.
Quella che domina la serie A è una lontana parente dell’accozzaglia esibitasi ieri sera sotto gli occhi di Capello, comprensibilmente euforico per la prova di quel fenomeno che risponde al nome di Gerrard, leader della nuova Inghilterra di Fabio. Eppure, undici contro dieci dalla mezz’ora, i Reds erano sembrati incapaci di sfruttare la superiorità numerica scaturita dall’espulsione di Materazzi. Inciso sull’arbitro De Bleeckere: quando i giocatori italiani impegnati nelle coppe europee la pianteranno di protestare, sarà sempre troppo tardi.
Stupisce che un campione del mondo si stupisca della punizione subita: poteva evitarla, ha minato la missione inglese, resa ancora più ardua dall’infortunio di Cordoba ad un quarto d’ora dalla fine. Questo Liverpool non è una copia autentica della squadra che strappò la Coppa dei Campioni al Milan nella notte di Istanbul. Ma, in Europa, gli uomini di Benitez hanno sette vite.
Settantadue ore dopo l’umiliazione patita in Coppa d’Inghilterra con il Barnsley, attualmente quattordicesimo nella B inglese, cioè al livello di Bari e Triestina, il Liverpool è risorto con tutta la forza di cui è capace quando si esibisce in Champions League e sa di giocarsi il presente e il futuro. L’euroincubo di Mancini e Moratti continua. Tredici anni fa come l’altro ieri, il figlio di Angelo diventava presidente dell’Inter. An Anfield sognava una festa, è arrivata la stangata.
di Xavier Jacobelli
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