Roma, 27 febbraio 2008. - La Procura antidoping del Coni ha deferito Danilo Di Luca. Per il ciclista, i cui profili ormonali sono risultati anomali dopo un controllo a sorpresa effettuato al termine della diciassettesima tappa del Giro d'Italia 'Lienz (Austria)-Monte Zoncolan', sono stati chiesti due anni di squalifica.
LA RICHIESTA
"L'Ufficio di Procura Antidoping del Coni ha disposto, in data odierna- si legge nella nota- il deferimento del ciclista Danilo Di Luca (Societa' Lpr) al Giudice di ultima istanza in materia di doping del Coni, con riferimento al riscontrato esito analitico atipico da parte del Laboratorio antidoping accreditato Wada di Roma, per il riconoscimento della responsabilita' in ordine alla violazione contestata (art. 2.2 del Codice Wada) con richiesta di squalifica di due anni due, ai sensi dell'art. 10.2 del vigente Codice recepito nelle Norme Sportive Antidoping".
IL LEGALE DI DI LUCA
"Riteniamo che gia' dai documenti presentati e dalle relazioni delle consulenze tecniche autonome, a firma di quattro autorevoli esperti, si evidenzi in maniera precisa l'assenza di anomalie. Consulenze che quindi supportano quanto da noi sostenuto: cioe' la confutazione su basi scientifiche di un'ipotesi della Procura indimostrata e non fondata". A parlare e' Federico Cecconi, l'avvocato di Danilo Di Luca: "Anche nel provvedimento si manifestano dubbi legati alla particolare situazione tecnica - prosegue il legale - I consulenti della Procura credono che i valori riscontrati siano legati a pratiche di assunzione endovenosa di liquidi, mentre da altre consulenze emerge che la reidratazione sia stata naturale".
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